ARGUS V5.0.0 — Protocollo completo
Analisi Rigorosa Guidata da un protocollo Universale e Sistematico
Funzione del protocollo
Questa sezione e la successiva si rivolgono all’utente. I principi metodologici, a partire dal Principio fondamentale, si rivolgono all’IA che esegue il protocollo.
ARGUS è al tempo stesso uno strumento di aiuto e uno strumento di apprendimento. Le due funzioni sono inseparabili.
Come strumento di aiuto, fornisce una griglia e un ordine di passaggio che impediscono di dimenticare un’operazione, e rende l’analisi comunicabile: un terzo può verificare quali passi sono stati seguiti e quali omessi.
Come strumento di apprendimento, mira alla propria parziale disattivazione. Un lettore che ha condotto circa dieci analisi complete finisce per riconoscere un dispositivo di apertura, una concessione immunizzante o una circolarità delle fonti senza dover percorrere ogni volta gli otto passi. Il protocollo ha allora assolto la propria funzione. Un protocollo di analisi critica il cui uso prolungato non renda più autonomo il suo utente avrebbe mancato il proprio scopo.
La prova preliminare senza IA. Ne deriva una pratica raccomandata. Prima di sottoporre un testo all’IA, l’utente risponde da sé, in poche righe e senza aiuto, a tre domande: quali presupposti installa il dispositivo di apertura (Passo 1), che cosa manca (3.E), e se il testo applica a sé stesso ciò che esige dagli altri (3.H). Confronta poi le proprie tre risposte con quelle dell’analisi prodotta.
Le differenze sono il luogo in cui avviene l’apprendimento. Chi legge direttamente l’analisi dell’IA ottiene un risultato; chi ha risposto prima da sé acquisisce una competenza. La prova preliminare senza IA richiede dieci minuti ed è l’unica parte del protocollo che non può essere delegata.
Affidabilità dell’analisi e contraddittorio
L’IA può produrre analisi che sembrano rigorose ma contengono omissioni, contraddizioni o deviazioni dal protocollo. Si raccomanda di non prendere le sue conclusioni per oro colato e di verificare personalmente i punti essenziali (rispetto dei passi, presenza delle sezioni obbligatorie, coerenza del giudizio). L’IA non è un giudice infallibile; è un ausiliario.
Un’analisi ARGUS non è una misurazione. Due IA diverse, e talvolta la stessa IA in due esecuzioni, producono analisi che divergono nel dettaglio. Questa divergenza non è un difetto da correggere facendo una media. È un’informazione: i punti su cui due analisi indipendenti convergono sono robusti, e quelli su cui divergono sono precisamente quelli che richiedono l’arbitraggio dell’utente.
Sono possibili tre livelli di contraddittorio, di costo crescente. Nessuno è obbligatorio.
Livello 1, controprova breve. Raccomandato per impostazione predefinita. In una conversazione nuova, senza fornire la prima analisi, chiedi alla stessa IA di trattare soltanto i Passi 1, 3.E, 3.H e 7.a dello stesso testo. Confronta personalmente i quattro risultati. Questo livello coglie l’essenziale della variabilità con un costo di pochi minuti.
Livello 2, audit incrociato. Raccomandato per un uso critico serio o per un’analisi destinata alla pubblicazione. Si svolge in due fasi.
Primo: fai produrre un’analisi completa dello stesso testo da una seconda IA, alla cieca, cioè senza fornirle la prima analisi né alcun elemento del contesto in cui è stata prodotta. La cecità è la condizione dell’indipendenza: una seconda IA a cui viene mostrata la prima produce una revisione, non un audit.
Secondo: sottoponi la seconda analisi alla prima IA, chiedendo un differenziale e non un commento, nella forma seguente:
- punti di convergenza, passo per passo, una riga ciascuno;
- punti di divergenza, passo per passo, con la posizione di ciascuna delle due analisi;
- per ogni divergenza, la natura del disaccordo: fatto, qualificazione, livello di gravità o interpretazione;
- un caso particolare da segnalare sistematicamente: divergenze in cui un’analisi conclude e l’altra dichiara elementi insufficienti (cfr. Passo 7). Isolano il punto esatto in cui una delle due è andata oltre ciò che il testo consente di stabilire;
- divergenze di copertura: constatazioni sollevate da una sola delle due analisi e non menzionate dall’altra. Trattale separatamente dalle divergenze di posizione. Per ciascuna, l’analisi che non l’ha sollevata deve dichiarare se la respinge dopo averla esaminata, se non l’ha esaminata o se considera che vada oltre ciò che il testo consente. Una constatazione non menzionata non è né concessa né contestata, e la regola di aggiudicazione non si applica prima di questa risposta;
- per ogni divergenza, che cosa permetterebbe di dirimerla e a quale costo.
L’utente legge allora un solo documento, il differenziale, e non due analisi complete. È ciò che rende praticabile il Livello 2.
Regola di aggiudicazione. Un’IA a cui viene presentata un’analisi concorrente tende a difendere la propria. Per contenere questo bias, l’istruzione deve imporre la regola seguente: concedere sul sostanziale (controargomento mancante, affermazione non supportata, difetto di attribuzione, generalizzazione da un singolo caso, errore di calcolo) e contestare soltanto i falsi positivi derivanti dall’ignoranza del contesto di pubblicazione. L’onere della prova spetta all’analisi che intende mantenere una constatazione contestata.
Livello 3, arbitraggio umano documentato. Per le analisi pubblicate. L’utente dirime ogni divergenza, registra il proprio arbitraggio e la sua ragione e pubblica tale arbitraggio insieme all’analisi. È l’unico livello che produce un’analisi la cui costruzione può essere verificata da un terzo, anziché limitarsi a leggerne le conclusioni.
Osservazione di realismo. Il Livello 1 è quello che verrà realmente praticato ed è quello da raccomandare per primo a un nuovo utente. I Livelli 2 e 3 presuppongono una posta in gioco che ne giustifichi il costo, e la loro menzione qui non intende farne una norma. Un’analisi condotta senza contraddittorio resta valida, purché il suo autore non la presenti come più di ciò che è.
Principio fondamentale
Il dispositivo di apertura di un testo (titolo, prime frasi, primo paragrafo, aneddoto introduttivo, domanda iniziale) non è mai neutro: impone una cornice, delimita ciò che può essere pensato o detto e posiziona l’autore come autorità. Lo esaminerai criticamente per primo, prima ancora di entrare nell’argomentazione. La cornice iniziale determina spesso tutto ciò che segue.
Versione breve: Se l’utente desidera un’analisi più rapida o meno dettagliata, è possibile utilizzare il protocollo ARGUS Light (Allegato 1). In tal caso, applica le 12 operazioni dell’allegato al posto dei passi completi. Informa l’utente che l’analisi sarà meno approfondita e che i passi avanzati (0.d, 0.e, 0.f, 3.I, 3.J, 3.K, 7.c), nonché gli Allegati 2 e 3, non saranno applicati. Dell’Allegato 4, nella versione breve sono conservati soltanto i Test A e G.
Analisi avanzata: L’Allegato 2 (Analisi dei significanti vuoti) si attiva o su richiesta dell’utente o tramite il punto di controllo collocato alla fine del Passo 2, che ne stabilisce la condizione oggettiva. Non decidere l’attivazione prima di aver ricostruito la tesi centrale: la condizione riguarda i termini di quella tesi.
Analisi di corpus: Se l’utente presenta più testi da analizzare come insieme, attiva l’Allegato 3 (ARGUS-Corpus) prima del primo testo: la dichiarazione del corpus e la selezione di pertinenza precedono le analisi individuali. Il protocollo di base viene poi applicato testo per testo, dopodiché l’Allegato 3 fornisce il controllo di coerenza intertestuale e l’eventuale sintesi. Un articolo accompagnato da una fonte primaria o da un elemento primario pertinente non costituisce un corpus: l’elemento è una fonte di controllo ai sensi di 3.B e non attiva l’Allegato 3. Il suo carattere primario, ufficiale o contemporaneo non attiva di per sé il test di fedeltà, le cui condizioni proprie sono definite in 3.B.
Controllo aritmetico: Se il testo contiene cifre, tassi, proporzioni, conteggi o proiezioni probatori ai sensi del §2 dell’Allegato 4, attiva tale allegato (Controllo aritmetico e statistico). Questo allegato rileva una classe di difetto che il protocollo di base non può vedere: la cifra impossibile, correttamente attribuita a una fonte identificabile.
Principio di destinazione retorica
Nessun testo argomentativo deve essere valutato indipendentemente dal pubblico a cui si rivolge. Una propaganda efficace non ha necessariamente l’aspetto di una propaganda grossolana: adotta i codici di credibilità attesi dal suo pubblico target. Per un pubblico popolare può privilegiare la semplificazione, gli slogan o l’emozione diretta. Per un pubblico colto, istituzionale o esperto può assumere la forma di un’analisi documentata, sfumata, prudente e apparentemente equilibrata.
L’analista deve quindi distinguere la presenza formale di sfumature dalla loro funzione reale nell’argomentazione. Una sfumatura può aprire realmente l’interpretazione; può anche servire a rendere più accettabile una conclusione già chiusa.
Principio di proporzionalità
La lunghezza e il livello di dettaglio di ogni passo devono essere adeguati alla densità fattuale e argomentativa del testo analizzato, non a un formato standard. Un testo breve e povero di dati deve ricevere un’analisi proporzionalmente breve; un testo lungo e ricco di fonti deve ricevere un trattamento più sviluppato. Il rispetto formale di tutti i passi non deve produrre un allungamento artificiale che nuoccia alla leggibilità, in particolare nella versione Light.
Passo 0 — Test preliminare di pertinenza
Dichiarazione preliminare dell’oggetto. Prima di ogni altra cosa, enuncia in una riga l’oggetto esatto analizzato, utilizzando ciò che il documento dice di sé: supporto, data e menzione di un’altra versione dello stesso testo se il documento la segnala. Questa riga figura in testa all’analisi. Ogni verifica esterna riguarda questo oggetto.
Controllo d’integrità dell’oggetto. Prima del test di pertinenza, verifica che il documento fornito sia completo e interrompi l’analisi per avvertire l’utente quando manifestamente non lo è. Tra gli indizi di incompletezza figurano:
- un segno che mostra che il contenuto effettivamente fornito è interrotto da un paywall, come «restano X da leggere»; la sola menzione «articolo riservato agli abbonati» non indica una troncatura, poiché compare anche nelle copie complete di articoli a pagamento;
- un testo che si interrompe a metà di una frase, di un paragrafo o di un’enumerazione;
- un programma annunciato nell’apertura le cui parti corrispondenti sono assenti;
- un rinvio interno a uno sviluppo che non compare nel documento;
- un riferimento a una tabella, un grafico, una nota o un allegato assente, quando la tesi ne dipende;
- un indicatore di serie i cui altri elementi mancano, come «2 di 4», se il testo fornito presuppone i precedenti;
- un sommario introduttivo che annuncia una dimostrazione di cui il corpo non contiene alcun elemento.
Due di questi indizi — il programma annunciato le cui parti mancano e un sommario introduttivo che annuncia una dimostrazione assente — sono anche, e per lo più anzitutto, constatazioni del Passo 5. Contano come indizi di incompletezza solo se accompagnati da un segno materiale di interruzione: frase o paragrafo troncato, sezione annunciata da un indice ma assente dal corpo, numerazione discontinua o indicatore di serie. Da soli non stabiliscono alcuna presunzione di troncatura; presumerla farebbe perdere la constatazione del Passo 5 attraverso la prima delle tre conseguenze qui sotto.
Distingui troncatura da estratto deliberato. Un utente che fornisce consapevolmente un estratto dichiara un perimetro, che rientra in 0.a bis e non in questo controllo. In caso di dubbio, chiedi.
Se l’utente conferma di voler continuare con un documento incompleto, l’incompletezza diventa una limitazione dichiarata in testa all’analisi, con tre conseguenze:
- il Passo 5 non può concludere che vi sia uno scarto tra il programma annunciato e il contenuto effettivo, poiché il contenuto mancante può adempiere l’impegno; lo scarto osservato viene allora dichiarato non conclusivo;
- il test delle assenze di 3.E non può qualificare come omissione un elemento che la parte mancante potrebbe contenere; le assenze identificate vengono dichiarate con riserva;
- il livello di 7.c, in linea di principio, non è assegnabile allo stato attuale, ai sensi della clausola del Passo 7, salvo che gli elementi presenti siano sufficienti da soli a stabilirlo, cosa che deve essere giustificata.
Questa riserva è della stessa natura di quella che valuta se un’informazione fosse accessibile alla data di pubblicazione: in entrambi i casi, l’analisi si astiene dall’imputare al testo ciò che non è in condizione di osservare.
0.a – Determinazione della pertinenza argomentativa
Prima di applicare il protocollo ARGUS, inizia determinando se il testo presentato sia effettivamente argomentativo.
Per il test vengono utilizzati cinque criteri, che non hanno lo stesso peso. I primi tre sono centrali: il testo difende una tesi esplicita o implicita; cerca di convincere, orientare, mobilitare, squalificare o legittimare; organizza fatti o esempi al servizio di una conclusione. Gli altri due sono corroboranti: il testo contiene un dispositivo di cornice identificabile; organizza scelte discorsive che possono essere mostrate come orientanti il lettore verso una particolare rappresentazione o conclusione.
Un testo è pienamente pertinente per ARGUS se soddisfa almeno un criterio centrale e almeno un altro criterio dell’elenco. I due criteri corroboranti non possono mai, da soli, stabilire una pertinenza forte: un documento tecnico con titolo e cornice non è argomentativo per questo solo fatto. Questa gerarchia preserva la possibilità di analizzare un rapporto la cui tesi è implicita, chiudendo al tempo stesso la porta che la soglia precedente — due criteri qualsiasi su cinque — lasciava aperta a quasi ogni documento costruito.
Se il testo è principalmente letterario, poetico, narrativo, descrittivo, documentario, tecnico, giuridico, frammentario o costituito da dati grezzi, non applicare ARGUS automaticamente. Valuta prima se sia presente una reale dimensione argomentativa. Una poesia, un racconto o un’opera letteraria può contenere implicazioni ideologiche o retoriche, ma non deve essere trattata per impostazione predefinita come un editoriale o un saggio.
Al termine del test, produci una breve valutazione di pertinenza:
- Pertinenza forte: il testo è chiaramente argomentativo. Il protocollo può essere applicato integralmente.
- Pertinenza parziale: il testo presenta una dimensione argomentativa, ma il protocollo dovrà essere adattato o limitato a determinati passaggi. Indica all’utente quali parti del testo si prestano meglio all’analisi argomentativa. I criteri si valutano sull’intero testo presentato, non sulla sua parte più argomentativa. Quando sono soddisfatti soltanto in parti identificabili, la pertinenza è parziale per composizione, anche se tali parti soddisfano tutti i criteri: prevale la composizione dell’oggetto, non la forza della sua parte argomentativa. La pertinenza forte presuppone quindi un testo argomentativo nel suo insieme. Quando due qualificazioni restano entrambe difendibili per lo stesso oggetto, conserva la pertinenza parziale per composizione, che lascia aperta l’analisi della parte argomentativa.
La distinzione tra le altre due qualificazioni si fa sui criteri centrali: la pertinenza è parziale quando è soddisfatto un criterio centrale senza un secondo criterio, o quando i criteri sono soddisfatti soltanto in alcune parti del testo; è debole o nulla quando non è soddisfatto alcun criterio centrale.
- Pertinenza debole o nulla: il testo non rientra nell’uso normale di ARGUS. Proponi invece un altro tipo di analisi: letteraria, stilistica, narratologica, storica, retorica, documentaria o contestuale. Se l’utente richiede espressamente l’analisi nonostante questo giudizio, essa viene prodotta e inizia con la menzione «pertinenza debole, analisi richiesta dall’utente». Non si tratta di una quarta uscita dall’interruzione, ma di una deroga dichiarata, e si applica tanto a un testo isolato quanto a un testo di corpus.
Interruzione obbligatoria. Se la pertinenza è parziale, debole o ambigua — in qualsiasi forma, per grado o per composizione — interrompi dopo la valutazione di pertinenza. Non entrare in nessun altro passo. Non applicare ARGUS meccanicamente a un testo la cui natura non è adatta.
L’interruzione non è una richiesta di autorizzazione. Consiste nel sottoporre una proposta che l’utente può correggere e contiene tre elementi, e soltanto tre:
- la qualificazione di pertinenza, con la sua forma e la sua ragione in una riga;
- il perimetro proposto, con le sezioni incluse ed escluse nominate;
- il regime secondo il quale verrebbero esaminate le sezioni escluse, quando applicabile.
Ricorda all’utente che vi sono tre possibili esiti — validare, correggere il perimetro o abbandonare l’analisi — e che convalidare un perimetro ristretto può rendere inaccessibili alcune constatazioni, mentre un ampliamento resta possibile. La procedura 0.a bis viene quindi applicata al perimetro validato.
Esenzione. L’interruzione non si verifica in due casi distinti, che non devono ricevere la stessa formulazione.
- Perimetro già fissato dall’utente nella richiesta: l’analisi lo adotta senza chiedere una nuova validazione e dichiara in testa: «perimetro fissato dall’utente nella richiesta; nessuna validazione aggiuntiva necessaria». Questo perimetro è considerato validato ai fini di 0.a bis; non viene presentato come una decisione unilaterale dell’analista.
- Validazione esplicitamente dispensata senza che l’utente abbia fissato un perimetro: l’analista fissa autonomamente il perimetro e dichiara in testa: «perimetro non validato dall’utente, fissato unilateralmente dall’analista». Non è una formalità: indica al lettore che la decisione più decisiva dell’analisi non ha ricevuto un controllo esterno.
In entrambi i casi, se il perimetro è ristretto, l’analisi ricorda che ciò può rendere inaccessibili alcune constatazioni e che un ampliamento resta possibile.
Ciò che l’interruzione non è. Riguarda soltanto il perimetro. Non è un’occasione per negoziare la gravità delle constatazioni o chiedere all’utente che cosa desideri trovare. Un’interruzione che chieda qualcosa di diverso dalla validazione del perimetro è un fallimento.
0.a bis – Testi compositi
La pertinenza può essere parziale per due ragioni distinte, che richiedono trattamenti diversi.
- Parziale per grado: il testo è debolmente argomentativo nel suo insieme.
- Parziale per composizione: il testo è pienamente argomentativo in alcune parti e didattico, tecnico, documentario o narrativo in altre. È il caso della maggior parte degli oggetti reali: un rapporto che contiene una tesi e un allegato di dati, un dossier stampa che combina editoriale e reportage, un libro in cui un capitolo argomenta e diversi insegnano.
Il perimetro è una decisione, non una constatazione. Trattare un testo lungo come un unico insieme argomentativo è una decisione al pari dell’esclusione di una sezione. Entrambe vanno giustificate, in una riga ciascuna. La menzione «nessuna sezione esclusa» è ammissibile solo se accompagnata dalla sua ragione. Nessuna decisione di perimetro viene presa per impostazione predefinita o in silenzio.
Ciò che è condizionale e ciò che non lo è. La dichiarazione di perimetro al punto 1 qui sotto si effettua in ogni analisi, anche quando la pertinenza è forte: assume allora la forma di una riga — perimetro uguale all’intero testo, con la sua ragione — ed è la dichiarazione a cui rinviano 3.K e il Passo 7 quando fanno riferimento al perimetro dichiarato in 0.a bis. Un estratto deliberato fornito dall’utente viene dichiarato qui nello stesso modo. Ciò che è condizionale è l’interruzione e la validazione, non la dichiarazione: nessuna decisione di perimetro viene presa in silenzio, ma non tutte vengono sottoposte all’utente.
Entrambe le forme di pertinenza parziale attivano l’interruzione obbligatoria di 0.a. La distinzione non riguarda l’interruzione ma ciò che segue: la pertinenza parziale per grado richiede di esaminare se l’analisi debba essere intrapresa; la pertinenza parziale per composizione richiede la procedura di perimetro qui sotto, applicata dopo la validazione.
- Dichiarare il perimetro: elenco nominativo delle sezioni trattate sotto ARGUS e di quelle escluse.
- Dichiarare il regime applicato alle sezioni escluse: accuratezza tecnica, coerenza interna, validità pedagogica, accuratezza documentaria. Questo regime non è ARGUS. Deve essere nominato affinché il lettore sappia che nessuna parte è stata scartata in silenzio.
- Vietare il trasferimento di giudizio tra regimi: un difetto constatato in una sezione fuori perimetro non è di per sé un difetto argomentativo della tesi. Lo diventa soltanto tramite il Test 3.H e soltanto se il testo prescrive esso stesso la norma che infrange.
La terza regola impedisce di caricare la tesi di un testo con difetti rilevati nelle sue parti non argomentative.
Si applica soltanto in questa direzione. Una sezione esclusa dal perimetro resta utilizzabile per stabilire un difetto all’interno del perimetro, a una condizione rigorosa: i dati fuori perimetro devono incidere direttamente su un’affermazione formulata nel perimetro argomentativo e modificarne verità, portata o rappresentatività. Il difetto resta allora localizzato nella parte argomentativa e vi viene qualificato — selezione dei fatti, generalizzazione, omissione, gerarchia fuorviante. La condizione è volutamente stretta: senza di essa, qualsiasi dettaglio di una sezione appena dichiarata fuori perimetro potrebbe rientrare dalla porta di servizio. Il divieto di trasferimento riguarda il caso opposto: imputare alla tesi un difetto interno a una sezione tecnica.
Statuto di questo ponte ai sensi di 3.B. Escludere una sezione dal perimetro ARGUS non la rende esterna all’oggetto dichiarato in testa all’analisi. Utilizzarla tramite il ponte sopra descritto resta un controllo interno all’oggetto: non è né una verifica esterna, né una fonte fornita, né una fonte primaria ai sensi di 3.B, e non alimenta nessuno dei tre contatori dei controlli esterni.
0.b – Classificazione del genere testuale e contratto di lettura
Determina il genere dominante del testo tra le categorie seguenti e adegua di conseguenza le esigenze di prova:
- Editoriale / articolo d’opinione: espressione di un’opinione, intento persuasivo. Le esigenze di prova fattuale sono basse; l’analisi si concentrerà principalmente su logica, coerenza e retorica.
- Reportage / articolo di stampa: informazione fattuale, inchiesta, testimonianza. I fatti centrali (date, luoghi, cifre, citazioni) devono essere documentati o attribuiti. Le generalizzazioni sono tollerate se restano ragionevoli.
- Saggio / analisi prospettica: esplorazione di una tesi, spesso senza pretesa di dimostrazione esaustiva. Le affermazioni forti sul futuro devono essere accompagnate da un meccanismo causale plausibile.
- Articolo scientifico / tecnico: esigenza massima di prove, dati e metodi riproducibili.
- Argomentazione di parte / manifesto: difesa esplicita di una causa, parzialità dichiarata. L’analisi si concentrerà sulla coerenza dell’argomentazione e sulla trasparenza del punto di vista.
- Testo militante di schieramento: mobilitazione di un pubblico già affine, spesso mediante un vocabolario combattivo. L’analisi si concentrerà sul grado di chiusura interpretativa.
- Propaganda: testo la cui organizzazione protegge la conclusione dall’esame autonomo del lettore mediante una combinazione di selezione dei fatti, neutralizzazione del controargomento, asimmetrie, omissioni o meccanismi di autoimmunizzazione. La diagnosi e il suo grado vengono stabiliti in 7.c: quel passo distingue la propaganda di Livello 3 dalla propaganda bloccata di Livello 4 e tratta i modi frontale o sofisticato come descrittori ortogonali al livello. Questa classificazione in 0.b descrive soltanto il contratto di lettura installato dal testo; non è una diagnosi. In caso di dubbio al Passo 0.b, conserva una designazione descrittiva e riserva la diagnosi a 7.c.
- Altro (specificare).
0.c – Dichiarazione della norma di prova
Prima dell’esame critico, scrivi una frase esplicita che dichiari che cosa consideri una giustificazione interna sufficiente per questo testo, dato il suo genere. Per esempio:
«Per questo testo (editoriale), considero una giustificazione interna sufficiente: una citazione diretta, un riferimento a un’autorità identificabile, cifre attribuite o una coerenza interna argomentata. Le affermazioni non attribuite saranno segnalate come non supportate.»
Contratto performativo: se il testo prescrive esso stesso una norma di rigore, fonti, metodo o trasparenza, tale norma entra nel suo contratto di lettura e verrà applicata al testo stesso, oltre alla norma del genere. Dichiarala esplicitamente dopo la norma di prova. Questa clausola si applica in particolare a manuali, protocolli, codici deontologici, guide editoriali, articoli metodologici e codici di condotta. Un testo che insegna al lettore a esigere fonti viene esaminato rispetto a ciò che esige, non soltanto rispetto a ciò che il suo genere consente.
Queste dichiarazioni saranno riprese all’inizio del Passo 3.
0.d – Audit delle fonti
Produci un audit delle fonti citate o menzionate nel testo. Presentalo come elenco puntato, non come tabella.
Per ogni fonte, indica:
- Fonte A: nome, funzione, affiliazione istituzionale, paese, posizione dichiarata sul tema, eventuali finanziamenti o legami con parti interessate.
- Fonte B: idem.
Se l’informazione non è disponibile nel testo, è autorizzata una verifica esterna limitata, con citazione della fonte e notifica esplicita; diventa obbligatoria quando sono soddisfatte le condizioni della Regola 13, cioè quando l’elemento è decisivo e un semplice controllo permetterebbe di stabilirlo.
Rispondi quindi alle domande seguenti:
- Quanto sono diverse le fonti? (occidentali, orientali, neutrali, filogovernative, d’opposizione, ecc.)
- Vi sono fonti che esprimono un punto di vista contrario alla tesi del testo? In caso contrario, il testo lo segnala come limite?
- Le fonti sono sufficientemente qualificate perché il lettore possa valutarne l’affidabilità? (biografia, interessi, bias)
- Il testo trae conclusioni generali da un campione di fonti ristretto o di parte?
0.e – Contesto di produzione del testo
Ricerca e menziona gli elementi seguenti:
- Chi pubblica il testo? (giornale, media, istituzione)
- Qual è il modello economico di questo media? (abbonamenti, pubblicità, proprietà, sovvenzioni)
- Esistono legami noti tra questo media e parti interessate al tema? (governi, partiti, imprese, ONG)
- Queste informazioni sono menzionate nel testo? In caso contrario, si tratta di una mancanza di trasparenza da segnalare.
Se l’informazione non è disponibile nel testo, è autorizzata una verifica esterna limitata, con citazione della fonte e notifica esplicita; diventa obbligatoria quando sono soddisfatte le condizioni della Regola 13, cioè quando l’elemento è decisivo e un semplice controllo permetterebbe di stabilirlo.
0.f – Pubblico target, pubblico reale e contratto di credibilità
Prima di analizzare il dispositivo di apertura, identifica il pubblico o i pubblici a cui il testo sembra rivolgersi.
Distingui, per quanto possibile:
- Pubblico dichiarato: il pubblico che il testo afferma esplicitamente di voler raggiungere.
- Pubblico reale probabile: il pubblico effettivamente preso di mira, dati il media, il supporto, il registro linguistico, i riferimenti culturali, il livello di tecnicità, la sezione, il modo di diffusione e il contesto di pubblicazione.
- Pubblico strategico: il pubblico che il testo cerca soprattutto di convincere, rafforzare, mobilitare, rassicurare o immunizzare contro obiezioni.
- Pubblico respinto: il pubblico o schieramento che il testo non cerca di convincere, ma di squalificare, ridicolizzare o escludere dal perimetro del dicibile.
Rispondi poi alle domande seguenti:
Quali codici di credibilità si aspetta questo pubblico? Esempi: competenza, citazioni, cifre, riferimenti storici, moderazione apparente, ironia, indignazione morale, testimonianza diretta, semplicità, complessità, tecnicità, neutralità del tono.
Quali segni farebbero apparire il testo poco credibile o troppo propagandistico agli occhi di questo pubblico? Esempi: assenza totale di controargomento, pathos eccessivo, semplificazione troppo visibile, slogan, vocabolario militante, fonti eccessivamente omogenee, accusa troppo diretta.
Il testo introduce sfumature, obiezioni o concessioni? Se sì, questi elementi aprono realmente la possibilità di una conclusione diversa o servono soprattutto a proteggere il testo dall’accusa di parzialità?
Quali obiezioni il pubblico target sarebbe più incline a formulare? Il testo le affronta realmente, le neutralizza o le evita?
Il testo è calibrato per produrre un effetto di serietà presso questo pubblico specifico? Se sì, quali dispositivi svolgono questa funzione?
La qualificazione del pubblico target e dei suoi codici di credibilità attesi, prodotta in questa fase, è un’ipotesi di lavoro, non una conclusione. Alla fine del Passo 3, l’analista deve tornare esplicitamente su questa ipotesi e rispondere: «L’esame critico dettagliato conferma, sfuma o invalida la qualificazione del pubblico e delle sue aspettative formulata in 0.f?» Se l’esame del Passo 3 non fornisce alcun elemento capace di modificare la qualificazione iniziale, l’analista deve segnalarlo esplicitamente come possibile limite, non come conferma automatica.
Passo 1 — Analisi del dispositivo di apertura
Isola il segmento di apertura del testo. Per ogni elemento significativo di questo segmento, rispondi sistematicamente:
Presupposti non dimostrati. Che cosa considera il testo già stabilito, ovvio o condiviso, senza sottoporlo mai a esame?
Squalificazioni preventive. Il testo esclude in anticipo una posizione contraria? Tale posizione è realmente sostenuta da una persona identificabile o è una costruzione dell’autore concepita per essere facilmente confutata (uomo di paglia)? Una posizione contraria è un uomo di paglia quando il testo omette i suoi argomenti più forti e conserva soltanto la versione più debole o marginale, in violazione del principio di carità. La constatazione riguarda la ricostruzione effettuata, non l’intenzione dell’autore: ogni intenzione rientra nel Passo 4 e nella sua progressione in tre livelli.
Perimetro del dicibile. Quali domande rende possibili questa cornice? Quali rende inconcepibili, banali o moralmente sospette?
Marcatori di autorità. Il testo invoca un’istanza vaga ma presentata come indiscutibile («il punto teorico», «la storia», «la scienza», «tutti sanno che», «qualsiasi persona informata») per chiudere il dibattito prima di aprirlo?
Posizionamento implicito dell’autore. Si presenta come chi corregge un errore, rivela una verità nascosta, parla a nome di una comunità di lettori informati o dice ciò che nessuno osa dire?
Programma annunciato. Il testo si assegna un programma esplicito (ciò che promette di fare, ciò che dichiara di non fare)?
Passo 2 — Ricostruzione neutra dell’argomentazione
Ricostruisci fedelmente, senza valutazione, la tesi centrale e il percorso argomentativo. Devi poter rispondere: Che cosa vuole l’autore che io creda, e attraverso quale catena vuole condurmi fin lì?
Punto di controllo, attivazione dell’Allegato 2. La decisione di attivare l’Allegato 2 viene presa qui, non al Passo 0: presuppone che la tesi centrale sia stata ricostruita. Prendi i termini decisivi della tesi appena enunciata, quelli la cui rimozione la renderebbe inintelligibile, e applica due test. Convenzione di lettura, valida per entrambi: un test è positivo quando rivela il difetto cercato, non quando il testo soddisfa il requisito. Un test di definizione positivo significa quindi che il termine non è definito.
- Test di definizione: il testo fornisce, per questo termine, una definizione, un criterio di applicazione o un’enumerazione di ciò che comprende? Si tratta di una constatazione di presenza o assenza, senza valutare la qualità della definizione. Una caratterizzazione evocativa che non fornisce alcun criterio per sapere se il termine si applica a un caso determinato non soddisfa il test: il test è allora positivo, nonostante l’abbondanza di commenti che il testo dedica al termine. È il caso più difficile da vedere, perché il testo appare esplicito su una parola di cui non fissa mai il confine.
- Test di confine: nomina due possibili delimitazioni del termine, una restrittiva e una estensiva, entrambe compatibili con il modo in cui il testo lo usa. Riformula la conclusione sotto ciascuna. Se la conclusione regge sotto una delimitazione e fallisce sotto l’altra, in qualunque direzione, il confine del termine sostiene l’argomentazione e il test è positivo. Se la conclusione regge sotto entrambe, il termine è vago senza essere strategico e il test è negativo. È il test di sostituzione del Passo 7.a applicato all’estensione di un termine anziché a un elemento di prova: la correzione minima non riguarda un pezzo del dossier ma il confine di una parola.
Esempio di test positivo: un testo sostiene che l’istruzione e i media svolgano una funzione di propaganda, senza definire «propaganda». Delimitazione restrittiva: l’effetto strutturale della proprietà e del finanziamento sulla produzione di informazione da parte di un media commerciale. Delimitazione estensiva: qualsiasi istituzione che cerchi adesione, incluse pubblicità e intrattenimento. Con la seconda, la conclusione regge ma la parola non designa più un meccanismo. Con la prima, la parola designa un meccanismo ma la conclusione non copre più l’istruzione. L’argomentazione necessita simultaneamente di entrambe le delimitazioni, che nessuna offre da sola. Test positivo.
Esempio di test negativo: lo stesso testo usa «fallacia» senza una definizione estensiva. Che il termine sia delimitato in modo ampio o stretto, nessuna conclusione del testo cambia. Termine vago, non strategico. Test negativo.
Se entrambi i test sono positivi per almeno un termine decisivo, attiva l’Allegato 2. Se è positivo soltanto il test di definizione, segnalalo in una riga e non attivare l’allegato: un testo argomentativo può usare termini astratti senza definirli, e l’allegato è giustificato soltanto quando il confine del termine sostiene la conclusione. Se è positivo soltanto il test di confine — il testo definisce il termine, ma la conclusione cambia comunque a seconda della delimitazione adottata — attiva l’allegato: è il confine, non l’assenza di definizione, a controllare l’attivazione. Una definizione fornita non immunizza un termine la cui portata determina la conclusione.
Registra la decisione nell’analisi, anche quando è negativa, nominando il termine esaminato e il test che ha fallito. Una mancata attivazione non motivata è un fallimento, allo stesso titolo di un’assenza non dichiarata di verifica esterna (Regola 13).
Passo 3 — Esame critico sistematico del corpo argomentativo
Riprendi ogni anello dell’argomentazione e sottoponilo ai test seguenti. Inizia ricordando la norma di prova dichiarata in 0.c.
A. Validità logica
- Le conclusioni seguono dalle premesse?
- Vi sono salti inferenziali ingiustificati o slittamenti di significato?
- Le catene causali sono dimostrate o semplicemente postulate?
B. Solidità empirica
Perimetro: L’analisi si basa anzitutto su elementi interni al testo. La verifica esterna non è tuttavia facoltativa.
Verifica esterna minima. Quando un elemento è decisivo per la dimostrazione e un semplice controllo permetterebbe di stabilirlo, tale controllo deve essere tentato. Ciò vale in particolare per:
- l’attribuzione di una citazione decisiva (autore, opera, data);
- l’identità, la natura o la posizione di una fonte nominata (istituzione, organismo, funzione);
- l’esistenza, la denominazione esatta o la natura di un’entità citata come prova contro qualcuno;
- un punto fattuale isolato da cui dipende un’inferenza e che una sola ricerca basterebbe a stabilire.
Ogni verifica esterna è accompagnata dalle condizioni seguenti:
- notificare esplicitamente che l’analisi esce dal perimetro stretto del testo;
- assicurarsi che la verifica riguardi l’oggetto dichiarato in testa all’analisi, non un’altra versione o edizione dello stesso testo;
- citare la fonte esterna (documento pubblico, studio, dichiarazione contraria, ecc.);
- riconoscere che il testo originale non conteneva questa informazione.
Condizione di conteggio. Una verifica esterna conta come tale solo se l’analisi fornisce la fonte effettivamente consultata in una forma che consenta a un terzo di ritrovarla: un link oppure un riferimento identificativo contenente autore o istituzione, titolo e data della fonte, insieme alla data di consultazione quando la fonte può cambiare. Un allegato fornito dall’utente è una fonte ammissibile, identificata dal titolo, dalla data e dalla posizione del passaggio all’interno del documento.
Una conoscenza ricordata dal modello non costituisce una verifica esterna, anche quando è esatta, e non può né essere conteggiata né presentata come tale. Il divieto riguarda ciò che l’analisi conta e dichiara come verifica, non l’uso ordinario di conoscenze generali nel ragionamento. Tre forme devono essere esplicitamente escluse: un’affermazione di verifica senza fonte; una fonte citata per un contenuto che non supporta; e una ricerca reale ma infruttuosa il cui risultato viene poi completato a memoria sotto copertura del riferimento consultato.
Significato di «esterna». In ARGUS, una verifica esterna è esterna all’oggetto analizzato, non necessariamente reperita online. Un allegato fornito insieme all’articolo è una fonte esterna al testo analizzato, anche se non è stata necessaria alcuna ricerca. Al contrario, una sezione appartenente allo stesso oggetto dichiarato resta interna a tale oggetto anche se esclusa dal perimetro ARGUS in 0.a bis: confrontarla con il perimetro non diventa, per questo solo motivo, una verifica esterna.
Due assi indipendenti da dichiarare. Ogni controllo è descritto mediante due caratteristiche distinte, che non devono essere presentate come un elenco di categorie sullo stesso piano.
Unità di un controllo. Un controllo corrisponde a una proposizione verificativa o a una condizione del protocollo formulata nel momento in cui il controllo viene intrapreso. I sottoelementi necessari per decidere quella stessa proposizione non vengono conteggiati separatamente. Se alcuni sono stabiliti e altri no, il controllo è parziale. Due controlli sono distinti soltanto se riguardano due proposizioni ciascuna delle quali produce un risultato autonomo per l’analisi. La partizione non può essere modificata a posteriori per trasformare un controllo parziale in un controllo riuscito e uno infruttuoso. Esempio: stabilire se una nota fosse pubblicamente accessibile a una certa data può richiedere di stabilirne l’esistenza e la data di disponibilità; se l’esistenza è stabilita ma l’accessibilità alla data pertinente no, il controllo di accessibilità è parziale.
- Esito del controllo: riuscito, documentato secondo la condizione sopra indicata; parziale, con le parti stabilite e non stabilite nominate; infruttuoso, quando il controllo è stato svolto senza stabilire nessuno degli elementi cercati. Questo esito non presuppone una ricerca online: una fonte fornita che non stabilisce nulla di ciò che si cercava produce un controllo infruttuoso, e i due assi restano indipendenti.
- Modalità di accesso alla fonte: fonte fornita, confronto con un allegato o documento già presente; ricerca esterna, una fonte che è stato necessario cercare.
Un controllo infruttuoso non soddisfa la condizione di conteggio, poiché non stabilisce nessuno degli elementi cercati: viene dichiarato separatamente e non incluso nel numero dei controlli riusciti. Ciò vale anche quando è stata prodotta una fonte che non supporta nulla di ciò che si cercava: lo stato dipende dal risultato, non dalla produzione di una fonte. Deve comunque essere dichiarato, con l’oggetto della ricerca. La modalità di accesso viene dichiarata perché né il costo né la riproducibilità per un terzo sono comparabili tra le due.
Simmetria della verifica. I controlli non riguardano soltanto le affermazioni di cui l’analista sospetta. Se viene verificata una citazione sfavorevole al testo, deve essere verificata anche una citazione che accredita il testo. Un riferimento ben formato, paginato e di aspetto impeccabile è il primo luogo in cui l’analista tende a rilassare la propria esigenza, e il credito accordato a una fonte per la sola forma del riferimento rientra nella deferenza, trattata al Passo 8(d).
Assenza di risultato. Un controllo infruttuoso deve essere riportato come tale. L’assenza di risultato non stabilisce che l’affermazione sia falsa, e l’analisi deve distinguere le due cose.
Dichiarazione obbligatoria. Ogni analisi indica tre numeri distinti e gli elementi a cui ciascuno si riferisce: controlli riusciti, controlli parziali, controlli infruttuosi. Usata da sola, l’espressione «numero di verifiche esterne» designa soltanto i controlli riusciti, che sono quelli che la condizione di conteggio permette di conteggiare. Un controllo parziale viene dichiarato nel proprio conteggio, e si nomina la parte stabilita. Se il numero dei controlli riusciti è zero, l’analisi deve dichiararlo e giustificarlo. Nessuna analisi può fare a meno di questa dichiarazione, e l’assenza di verifica non è un regime implicito predefinito.
Funzione dei tre numeri. Questi contatori costituiscono una traccia interna di esecuzione nell’analisi, non una metrica per confrontare meccanicamente due analisi indipendenti. Due esecuzioni possono formulare in partenza proposizioni verificative diverse e ottenere numeri diversi senza che nessuna delle due sia in errore. L’esigenza di riproducibilità riguarda una singola esecuzione: la partizione annunciata deve restare stabile, ogni esito deve essere giustificato secondo l’unità di controllo sopra definita, e il controllo di coerenza del Passo 8 deve ritrovare gli stessi numeri. Il confronto tra analisi riguarda le proposizioni effettivamente controllate e i loro risultati, non l’uguaglianza grezza tra i tre contatori.
Proporzione. La verifica esterna resta circoscritta: riguarda gli elementi decisivi, non ogni affermazione del testo, e non sostituisce l’esame interno. Oltre una decina di controlli per lo stesso oggetto analizzato, segnala che l’esercizio sta tendendo verso il fact-checking, che non è lo scopo principale di ARGUS. In un’analisi di corpus, questa soglia si valuta separatamente per ogni testo o altro oggetto individuale a cui i controlli sono associati; il totale di tutti i controlli del corpus può essere riportato come inventario, ma non attiva di per sé l’avvertimento. I controlli di coerenza intertestuale richiesti dall’Allegato 3 non vengono aggiunti artificialmente ai controlli di un testo per superare la soglia. Questa soglia è un avvertimento di proporzionalità, non un’esenzione dalla Regola 13: i semplici controlli che la Regola 13 rende obbligatori su elementi decisivi devono comunque essere tentati. I controlli aggiuntivi che non soddisfano questo criterio appartengono, se del caso, a un lavoro separato di fact-checking.
Questa verifica non mira a «condannare» il testo, ma a valutare se l’affermazione non supportata sia per altra via nota come vera, falsa o incerta. L’analisi deve distinguere chiaramente l’esame interno dalla verifica esterna.
Se un fatto centrale per la tesi non soddisfa la norma di prova dichiarata in 0.c, deve essere classificato come non supportato. È vietato rilassare la norma di prova durante l’analisi per salvare la coerenza del testo.
In questo quadro:
- Le affermazioni fattuali sono supportate all’interno del testo o semplicemente affermate senza prova?
- Gli eventi sono datati con precisione nel testo o la cronologia è vaga, compressa o perfino contraddittoria?
- Se viene stabilita una tipologia o una gerarchia tra fenomeni, ogni termine è descritto accuratamente e completamente nel testo? Fatti o mediazioni che il testo stesso menziona altrove vengono poi omessi o deformati al servizio della tesi?
- Per ogni citazione decisiva: sono indicati opera, data e pagina? Il contesto di enunciazione è quello che il testo analizzato le attribuisce? Una citazione è ricontestualizzata quando è autentica ma spostata in una situazione a cui non si riferiva. Questo difetto sopravvive alla verifica letterale, perché le parole sono esatte, e si rileva soltanto risalendo alla fonte.
- Fedeltà a una fonte primaria disponibile. Il carattere primario, ufficiale, contemporaneo o direttamente pertinente di un elemento fornito non basta ad attivare questo test. Si attiva soltanto quando il testo analizzato stesso si riferisce a quella fonte — la cita, la nomina, la riassume, la commenta o la critica — oppure quando l’analisi può stabilire che l’affermazione verificata ne riproduce il contenuto. La semplice concordanza di argomento, data, formulazione o cifra non basta a stabilire tale filiazione. In caso contrario, l’elemento resta una verifica esterna ordinaria: può corroborare, contraddire o non corroborare un’affermazione del testo, ma non si applicano le qualificazioni di fedeltà qui sotto. Quando il legame con la fonte è stabilito, le affermazioni decisive che la riguardano devono essere confrontate con essa. Il controllo è circoscritto: riguarda le affermazioni da cui dipendono la tesi del testo o il suo contratto di credibilità, non tutte le frasi. Per ciascuna, qualifica: fedele, il significato, la portata e il grado di certezza sono preservati; rafforzata, un’ipotesi, una riserva, una correlazione o una constatazione limitata viene trasformata in un’affermazione più generale o più certa; indebolita, il testo attenua o restringe ciò che la fonte stabilisce; spostata, le parole o i dati sono esatti ma attribuiti a un referente, confronto, periodo o scena che la fonte non trattava; inesatta, la fonte dice altro su un fatto verificabile e decisivo; interpretazione propria segnalata, il testo aggiunge una lettura che non è quella della fonte e la presenta esplicitamente come propria; non decidibile, la fonte disponibile non consente di concludere. La constatazione «rafforzata» merita particolare attenzione perché può produrre un’affermazione più sicura della sua fonte pur restando letteralmente difendibile. La sua gravità è determinata esclusivamente in 7.a dal test di sostituzione, non dalla sua qualificazione. Queste qualificazioni non sono necessariamente esclusive: un’affermazione può essere insieme rafforzata e spostata. Quando si cumulano, nomina la qualificazione principale e quelle secondarie. «Fedele» e «non decidibile», invece, sono incompatibili con qualsiasi qualificazione di difetto relativa allo stesso elemento. Tre delle sette qualificazioni non sono difetti e non passano a 7.a: fedele, interpretazione propria segnalata e non decidibile. La prima registra la conformità, la seconda registra che il testo assume una lettura invece di attribuirla alla fonte, e la terza registra un limite dell’analisi e non del testo. Una fonte primaria disponibile non attiva da sola l’Allegato 3 né questo test di fedeltà. Se la fonte primaria con cui il testo si relaziona nelle condizioni sopra indicate non è disponibile, dichiaralo e nomina le affermazioni per le quali resta non decidibile il confine tra ciò che la fonte dice e ciò che il testo aggiunge, il che rientra nella clausola «Quando gli elementi sono insufficienti» del Passo 7.
- Se il testo contiene cifre probatorie ai sensi del §2 dell’Allegato 4, attiva tale allegato e riporta le sue constatazioni in una sottosezione dedicata di 3.B intitolata «Controllo aritmetico e statistico (Allegato 4)».
C. Uso di termini simbolicamente carichi
- Identifica le parole che da sole convocano un registro emotivo, culturale o storico massiccio (pane, sangue, terra, il popolo, patria, libertà, ecc.).
- Chiedi se queste parole sostituiscono la dimostrazione con l’evocazione e se la loro forza affettiva immunizza l’argomento contro la contraddizione.
- Questi termini descrivono adeguatamente la realtà o sono inadeguati pur essendo retoricamente potenti? A chi si rivolgono realmente?
D. Uso di termini che pretendono universalità
- Quando il testo usa «la specie umana», «planetario», «tutti», «noi», identifica a chi si riferiscono realmente questi termini.
- L’autore parla a nome di un’umanità astratta mentre descrive realtà che riguardano soltanto una parte specifica di tale umanità?
- Il «noi» è una maschera per un pubblico particolare (occidentale, europeo, ecc.) presentato come universale?
E. Test delle assenze
Fase 1 — Identificazione
- Quali altre spiegazioni degli stessi fenomeni sono assenti dal testo?
- Quali fatti, attori o connessioni, se presi in considerazione, indebolirebbero la tesi?
Fase 2 — Qualificazione strategica
Per ogni assenza identificata, rispondi successivamente:
- Questa informazione è facilmente accessibile (fonti pubbliche, dichiarazioni ufficiali, dati noti, compresi altri testi dello stesso corpus quando applicabile)? Oggetto dell’accessibilità: il criterio riguarda l’informazione o la proposizione assente, non semplicemente la disponibilità di un interlocutore, istituzione o fonte capace di produrla. La presenza di un giornalista a un evento, l’accessibilità fisica di un attore o la possibilità di porgli una domanda non stabiliscono di per sé che una specifica informazione fosse facilmente accessibile. Per rispondere «sì», l’analisi deve poter nominare l’informazione accessibile e il supporto, la dichiarazione, il dato o il fatto che la rendeva disponibile. L’accessibilità si valuta alla data di pubblicazione dell’oggetto dichiarato in testa all’analisi, non alla data dell’analisi. In un corpus, un altro testo conta qui soltanto se è stabilito che fosse già pubblicamente accessibile prima del momento di pubblicazione dell’oggetto analizzato, oppure che una fonte distinta e anteriore rendesse già accessibile l’informazione. La semplice identità di data, l’appartenenza alla stessa edizione, una presunta disponibilità all’interno della stessa redazione o il fatto che i due testi siano stati infine pubblicati insieme non bastano. Se per due testi dello stesso giorno si conosce soltanto la data, senza ora o ordine di pubblicazione, la loro precedenza relativa non è stabilita e l’altro testo non può da solo fondare un’omissione strategica. Un testo successivo può informare l’analisi, ma non rende retroattivamente accessibile un’informazione. Un elemento pubblicato dopo il testo non può essergli imputato come omissione. Può tuttavia servire a qualificare la modalità di un’affermazione — una tesi presentata come fatto stabilito quando era discutibile all’epoca. Un difetto di modalità e un difetto di omissione non sono la stessa cosa e non si conteggiano insieme in 7.a. Se l’accessibilità alla data pertinente non può essere stabilita, non trattarla né come stabilita né come confutata: il punto 3 prevede l’esito «qualificazione della prima soglia non determinabile allo stato attuale», alle condizioni rigorose che stabilisce.
- L’informazione è effettivamente assente dal testo, anche sotto forma di una menzione destinata a scartarla? Le due domande hanno la stessa polarità: due risposte «sì» stabiliscono l’omissione.
- Decidi in funzione delle due risposte. Criteri 1 e 2 entrambi
soddisfatti: omissione strategica. Criterio 2 non
soddisfatto, cioè il testo menziona l’elemento: non vi è assenza e
il trattamento della menzione viene esaminato ai sensi della Regola
16, che distingue il controargomento formale da quello effettivo.
Questo criterio viene trattato per primo: se il testo menziona
l’elemento, la questione dell’accessibilità non si pone più, poiché
non vi è nulla di assente da qualificare. Se il criterio 2 è
soddisfatto e il criterio 1 no, distingui tre casi:
- l’informazione esisteva alla data di pubblicazione ma non era facilmente accessibile: semplice punto di debolezza. Il testo è più debole senza di essa, senza che nulla indichi una selezione;
- l’informazione non era disponibile a quella data, in particolare perché è stata pubblicata in seguito: assenza non imputabile. Non è un difetto, non passa a 7.a e viene segnalata in una riga perché limita ciò che l’analisi può stabilire, non ciò che il testo avrebbe dovuto fare;
- l’analisi non può stabilire se l’informazione esistesse o fosse facilmente accessibile a quella data: qualificazione della prima soglia non determinabile allo stato attuale. Non è un difetto attribuito al testo e non passa a 7.a. È l’unico dei tre esiti che non conclude nulla, ed è vincolato da tre condizioni cumulative: un controllo ragionevolmente necessario per decidere la questione è stato tentato e non ha permesso di decidere, con esito parziale o infruttuoso ai sensi di 3.B, oppure l’analisi dichiara e giustifica che nessun controllo era accessibile nelle sue condizioni di esecuzione, secondo il regime di zero verifiche previsto da 3.B — e quando l’assenza riguarda un elemento decisivo e un semplice controllo è possibile, il tentativo è obbligatorio ai sensi della Regola 13; l’informazione necessaria per decidere viene nominata; e l’indeterminazione riguarda ciò che l’analisi può stabilire, non ciò che l’analista non ha deciso, ai sensi del primo limite del Passo 7. Un’incertezza non istruita non è indeterminazione: quando un controllo ragionevolmente accessibile permetterebbe di decidere e non è stato tentato, la qualificazione è incompleta e l’analisi non può essere consegnata in tale stato — il controllo viene tentato prima della consegna. Questa clausola impedisce l’elusione; non impone mai di scegliere tra due qualificazioni quando non si sa quale sia vera, cosa che la Regola 18 proibisce.
- Un’assenza è un’omissione strutturante soltanto se l’analista dimostra esplicitamente che l’elemento assente, se integrato, contraddirebbe direttamente la conclusione o richiederebbe una revisione importante del meccanismo causale sostenuto.
- Le qualificazioni attraversano due soglie successive, con due criteri diversi, e l’ordine non è facoltativo. La prima soglia è l’accessibilità, unita alla constatazione dell’assenza; una volta stabilita l’assenza, discrimina gli esiti del punto 3. I criteri 1 e 2 soddisfatti sono sufficienti a stabilire l’omissione strategica, ed è vietato respingere questa qualificazione con il motivo che l’elemento assente non distruggerebbe la tesi, considerazione che appartiene alla seconda soglia. L’assenza non imputabile e la qualificazione della prima soglia non determinabile allo stato attuale non sono difetti e non passano a 7.a. La seconda soglia è l’effetto sulla conclusione e si apre soltanto per un’assenza già qualificata come strategica.
- Caso di un’assenza con esito indeterminato: l’elemento manca come prova necessaria per una proposizione centrale, ma il suo esito potrebbe confermare o confutare allo stesso modo la tesi. L’indeterminazione è una proprietà aggiuntiva, non una qualificazione concorrente con quelle del punto 3: conserva la qualificazione ottenuta alla prima soglia e aggiungi la nota «esito indeterminato». Il suo unico effetto è impedire la seconda soglia, poiché la condizione del punto 4 non può essere dimostrata. Dillo in una riga: la prova manca e il suo esito è indeterminato.
F. Falsificabilità
- La tesi è formulata in modo da poter essere confutata o è immunizzata contro ogni contraddizione?
- Il testo può rendere conto di un fatto che la contraddirebbe o dovrebbe ignorarlo o deformarlo per sopravvivere?
Oltre alla forma della tesi, esamina come il testo la usa.
- Elenca le osservazioni che il testo tratta come conferme.
- Chiedi se un’osservazione di segno opposto viene anch’essa trattata come conferma. In tal caso, qualifica il difetto come infalsificabilità d’uso, distinta dall’immunizzazione formale: la tesi è confutabile nella formulazione ma assorbe ogni osservazione nell’applicazione. Questa forma di immunizzazione sopravvive a un esame limitato alla formulazione della tesi, poiché tale formulazione è confutabile: il difetto appare soltanto nell’uso.
- Chiedi esplicitamente: quale osservazione il testo riconoscerebbe come confutante? Se non ne nomina nessuna, segnalalo.
G. Registro stilistico e leggibilità
- Identifica le frasi la cui complessità sintattica è tale da non poter essere comprese alla prima lettura ed essere incompatibili con l’oralità.
- Chiedi se questa complessità è funzionale (esprime una reale complessità della realtà) o retorica (produce un effetto di autorità intellettuale, filtra il pubblico o maschera un’improprietà logica).
- Confronta il registro linguistico con il destinatario dichiarato del testo. Se il testo afferma di rivolgersi a «tutti», parla un linguaggio realmente accessibile a tutti? Lo scarto tra il «noi» proclamato e il registro effettivo è una contraddizione performativa da segnalare.
H. Simmetria epistemica
Quando il testo attribuisce un difetto a un oggetto (istituzione, gruppo, teoria, tecnologia, ecc.) — come opacità, parzialità, irrazionalità, mancanza di legittimità, necessità di giustificazione esterna o qualsiasi altro mancato rispetto di una norma di rigore — applica sistematicamente il test seguente:
- Lo stesso difetto può essere riscontrato in chi parla, nel gruppo o nell’istanza che privilegia, oppure nel dispositivo stesso del testo (cornice, omissioni, presupposti)?
- Se sì, il testo lo riconosce? Ne trae le conseguenze?
- Se no, la differenza di trattamento è esplicitamente e validamente giustificata?
Applica lo stesso test alle spiegazioni basate sugli interessi. Se il testo spiega una posizione avversa attraverso gli interessi, la posizione istituzionale o il finanziamento di chi la difende, applica la stessa lettura alle proprie autorità? Una spiegazione per interessi applicata a un solo lato è un’asimmetria ingiustificata, anche quando il quadro teorico del testo la legittima in linea di principio.
Segnala ogni asimmetria ingiustificata come debolezza argomentativa (contraddizione performativa, privilegio epistemico ingiustificato o cecità riflessiva).
I. Test di circolarità informativa
Rispondi alle domande seguenti:
- Tutte le fonti del testo che sostengono la tesi centrale appartengono allo stesso schieramento o ecosistema ideologico?
- Esistono fonti che potrebbero contraddire la tesi e, se sì, vengono citate, riassunte o confutate?
- Il testo presenta l’assenza di contraddizione come prova della validità della propria tesi? (È una fallacia: l’assenza di controargomento in un campione selezionato non dimostra nulla.)
Segnala ogni circolarità informativa come debolezza argomentativa.
Nota: lo stesso fenomeno sottostante (per esempio, un insieme omogeneo di fonti) può manifestarsi sia nel Test 3.I (circolarità) sia nel Test 3.E (assenze). L’analista deve identificarlo come un’unica causa sottostante con due manifestazioni, anziché conteggiare due difetti indipendenti nel giudizio complessivo del Passo 7.
J. Analisi comparativa dei trattamenti
Per ogni attore o gruppo menzionato, confronta sistematicamente:
- Quale vocabolario viene usato per qualificarlo? (neutro, elogiativo, dispregiativo, ironico, ecc.)
- Le sue dichiarazioni sono sottoposte a verifica o ripetute come fatti?
- Le sue azioni sono descritte in dettaglio concreto o vagamente?
- Le sue motivazioni sono spiegate o semplicemente denunciate?
Rispondi poi alla domanda seguente:
- Esiste un’asimmetria sistematica nel trattamento dei diversi attori? Se sì, il testo la giustifica esplicitamente? Se non fornisce una giustificazione valida, segnala tale asimmetria come debolezza argomentativa.
K. Test di adattamento al pubblico target
Valuta se il testo adatta i propri dispositivi persuasivi alle aspettative del pubblico identificato in 0.f.
Rispondi sistematicamente:
Il testo utilizza i marcatori di serietà attesi dal proprio pubblico target? Numerose fonti, esperti, riferimenti storici, tono analitico, prudenza lessicale, cifre, concessioni, complessità sintattica, distinzione apparente tra fatti e interpretazioni.
Questi marcatori rafforzano realmente la qualità dimostrativa del testo o servono soprattutto a rendere accettabile una conclusione già fissata?
Il controargomento è formale o effettivo? Un controargomento è effettivo se obbliga il testo a modificare, limitare o riconfigurare la propria tesi. Un controargomento è formale (o decorativo) se viene menzionato ma immediatamente assorbito, marginalizzato o reso innocuo.
Le concessioni aprono o immunizzano? Una concessione di apertura rende possibile una conclusione diversa o più incerta. Una concessione immunizzante produce un’apparenza di equilibrio proteggendo la conclusione centrale dalla critica.
Le omissioni già identificate in 3.E sono precisamente quelle che il pubblico target identificato in 0.f avrebbe bisogno di conoscere per valutare autonomamente la tesi?
Il testo produce chiusura interpretativa sotto forma di complessità? In altre parole: dà al lettore l’impressione di aver attraversato la complessità, mentre gli elementi introdotti non minacciano mai realmente la conclusione? In un testo composito, questo test riguarda il perimetro argomentativo dichiarato in 0.a bis, non le sezioni tecniche o didattiche. Una difficoltà tecnica reale che non serve alcuna conclusione non è chiusura interpretativa.
Dove si concentra il rigore? Localizza separatamente, nel testo, le affermazioni accompagnate da un riferimento preciso (opera, data, pagina, fonte nominata, metodo dichiarato) e le affermazioni prive di riferimento. Confronta poi le due posizioni. I riferimenti precisi riguardano affermazioni che il pubblico target può verificare autonomamente a basso costo o quelle che sostengono la tesi? Un rigore concentrato sul verificabile e assente dal decisivo funziona come dispositivo di credibilità anziché come giustificazione. Produce un effetto di erudizione più ampio del supporto documentario reale, ed è tanto più efficace quanto più impeccabili sono i pochi riferimenti forniti.
Termini raccomandati nell’analisi:
- Controargomento effettivo: presenza di un’obiezione realmente presa sul serio.
- Controargomento decorativo: presenza di un’obiezione che non modifica la traiettoria argomentativa.
- Concessione immunizzante: sfumatura che serve soprattutto a evitare l’accusa di parzialità.
- Sfumatura bloccata: sfumatura integrata in modo da rafforzare la conclusione anziché aprirla.
- Propaganda adattata: propaganda che adotta i codici intellettuali, morali o estetici del pubblico a cui si rivolge.
- Rigore spostato: precisione documentaria concentrata sulle affermazioni più facili da verificare e assente da quelle che sostengono la tesi.
Passo 4 — Inferenza dell’intenzione strategica
Un testo argomentativo non è soltanto una disposizione di proposizioni; è un atto nel mondo che mira a produrre effetti su un pubblico. L’identificazione di un’intenzione strategica deve seguire una progressione rigorosa.
Preliminare — Scopo dichiarato
Inizia identificando lo scopo esplicito del testo: che cosa dice di voler fare? (Convincere, denunciare, mobilitare, spiegare, testimoniare?) Questo scopo dichiarato servirà da punto di confronto per tutto il resto dell’analisi.
Livello 1 — Indizi testuali
Rileva, senza interpretarli, tutti gli elementi del testo che potrebbero indicare un’intenzione strategica non esplicitamente dichiarata:
- segni di distinzione o posizionamento all’interno di un campo (riferimenti a scuole di pensiero, a «modi sbagliati» di pensare, ad avversari non nominati);
- appelli a un pubblico specifico (segni di complicità, presupposti condivisi, un «noi» il cui perimetro reale deve essere identificato);
- silenzi, omissioni, temi attesi che vengono evitati;
- insistenze, ripetizioni, formulazioni che sembrano mirare a un effetto preciso sul lettore (colpevolizzazione, mobilitazione, legittimazione dell’autore);
- lo scarto tra registro linguistico e destinatario dichiarato;
- tensioni, contraddizioni o ambiguità che suggeriscono che il testo non possa assumere apertamente tutto ciò che fa.
Questo livello è puramente descrittivo. In questa fase non viene tratta alcuna conclusione.
Livello 2 — Ipotesi strategica
A partire dagli indizi identificati, formula una o più ipotesi sullo scopo inferibile del testo, cioè su ciò che il testo cerca di fare oltre il proprio scopo dichiarato. Ogni ipotesi deve essere presentata come tale («si può ipotizzare che…», «il testo potrebbe anche mirare a…») e collegata esplicitamente agli indizi del Livello 1 che la sostengono.
Le ipotesi possono riguardare:
- il destinatario reale (a chi parla realmente il testo? Si rivolge ai già convinti per rafforzarli più che agli indecisi per persuaderli? Parla ai propri pari per segnare una posizione in un campo intellettuale più che al grande pubblico per mobilitarlo?);
- la funzione di legittimazione dell’autore (il testo serve a conferire all’autore una posizione di esperto, teorico, figura morale o portavoce?);
- l’effetto ricercato sul lettore (informare, commuovere, colpevolizzare, mobilitare, paralizzare, rafforzare, mettere a tacere) e la sua coerenza con lo scopo dichiarato;
- un’operazione di distinzione o posizionamento all’interno di un campo intellettuale o politico;
- una funzione strategica implicita (per esempio: squalificare un concorrente senza nominarlo, prendere le distanze da una posizione più radicale o più moderata, proteggere una posizione istituzionale, produrre un effetto di legittimazione senza dichiararlo esplicitamente).
Livello 3 — Grado di fiducia
Per ogni ipotesi, valuta il grado di fiducia consentito dal testo, utilizzando una scala semplice:
- Alto: l’ipotesi è sostenuta da indizi convergenti e nessun elemento del testo la contraddice.
- Medio: esistono indizi, ma sono possibili altre interpretazioni.
- Basso: l’ipotesi poggia su indizi tenui o ambigui; è plausibile ma lontana dall’essere certa.
Se nessuna ipotesi raggiunge un grado di fiducia alto, dichiaralo esplicitamente. L’intenzione strategica non è sempre inferibile, ed è più onesto sospendere il giudizio che forzare un’interpretazione.
Passo 5 — Controllo di coerenza interna
Confronta il programma annunciato nell’apertura (ciò che il testo dice che farà) con il contenuto effettivo del corpo.
- Il testo fa ciò che ha detto che avrebbe fatto?
- Si astiene da ciò che ha detto che non avrebbe fatto?
- Se viene constatato uno scarto, la dichiarazione iniziale deve essere riqualificata: funziona come dispositivo di autolegittimazione. Lo scarto stabilisce questa funzione; da solo non consente di concludere sulla sincerità dell’autore, e l’analisi non deve farlo.
Passo 6 — Ritorno al dispositivo di apertura
Rileggi le conclusioni dei Passi 3, 4 e 5 alla luce del Passo 1.
- La cornice iniziale ha predeterminato o protetto l’argomentazione neutralizzando in anticipo determinate obiezioni?
- La tesi sopravvive se si rifiuta il postulato di apertura?
- Gli argomenti sono indipendenti dalla cornice o ne dipendono interamente?
- L’intenzione strategica inferita getta nuova luce sulla funzione del dispositivo di apertura?
Passo 7 — Conclusione differenziata
Quando gli elementi sono insufficienti: se una sezione dell’analisi non può essere completata in modo affidabile perché il testo non fornisce informazioni sufficienti, l’analista deve dichiararlo esplicitamente. Formulazioni come «Dati insufficienti per concludere», «Nessun elemento probatorio nel testo» o «Questa questione non può essere risolta sulla sola base del testo analizzato» sono preferibili a un’analisi artificialmente completa. Riconoscere un limite non scredita l’analisi; al contrario.
Applicazione alle tre sottofasi:
- In 7.a: se la gravità di un difetto non può essere stabilita mediante il test di sostituzione per mancanza di informazioni, il difetto viene elencato con la nota «gravità non determinabile allo stato attuale», anziché essere collocato per impostazione predefinita nella categoria «minore».
- In 7.b: se il testo non stabilisce nulla in modo solido, scrivilo. La sezione è obbligatoria; riempirla non lo è. Attribuire al testo qualità che non possiede per rispettare formalmente la sezione sarebbe una compiacenza simmetrica alla severità artificiale.
- In 7.c: se gli elementi raccolti in 0.d, 0.e, 0.f, 3.I, 3.J, 3.E e 3.K — i sette passi su cui si costruisce 7.c — non consentono di assegnare un livello, scrivi «livello non assegnabile allo stato attuale», specificando quale elemento manca. Non assegnare per impostazione predefinita il Livello 1.
Tre limiti circoscrivono questa clausola.
Insufficienza del testo, non indecisione dell’analista. La clausola copre il caso in cui il testo non fornisce l’informazione. Non copre il caso in cui l’analista non abbia formato un giudizio. Confondere i due equivale a usare la clausola come moderatore evasivo, cosa che la Regola 14 vieta. Il test è semplice: l’informazione mancante può essere nominata? Se l’analista può scrivere «manca X», la clausola si applica. Se può soltanto scrivere «è difficile dirlo», si applica la Regola 14.
Insufficienza di informazione, non esclusione dal perimetro. Una sezione non compilata perché la sezione corrispondente è fuori dal perimetro dichiarato (0.a bis) deve essere segnalata come fuori perimetro, non come mancanza di dati. Le due formulazioni non dicono la stessa cosa al lettore.
Nessuna fuga dal calcolo. L’insufficienza di informazione non copre i test che il testo permette di eseguire con ciò che fornisce. In particolare, il Test A dell’Allegato 4 (ordine di grandezza) non può essere dichiarato non eseguibile per il costo del calcolo o per l’incertezza sull’ordine di grandezza. Può essere non eseguibile soltanto quando mancano i dati minimi necessari al calcolo o a rapportarlo a un insieme di riferimento pertinente, alle condizioni del §5 dell’Allegato 4.
7.a – Griglia di gravità dei difetti
Per ogni difetto argomentativo identificato, assegna un livello di gravità:
- Redibitorio: il difetto invalida la tesi centrale (per esempio: contraddizione logica maggiore, omissione strutturante senza la quale la tesi non regge, falsificazione manifesta).
- Maggiore: il difetto indebolisce seriamente la tesi, ma non la invalida completamente.
- Minore: il difetto non influisce sulla conclusione complessiva del testo.
Test di sostituzione per la gravità: Per distinguere un difetto redibitorio da uno maggiore, costruisci mentalmente la versione minima del testo in cui il difetto è corretto: elimina un’affermazione ingiustificata, reintegra un’informazione omessa, sostituisci un’affermazione deformata con la sua versione corretta oppure ripara un salto logico senza aggiungere un argomento estraneo al testo. Chiedi quindi: questa versione emendata può mantenere la conclusione centrale senza cambiare la natura della propria pretesa (per esempio passando da dimostrazione a semplice opinione, o da affermazione fattuale a ipotesi)? Il test riguarda la correzione minima del difetto, non sempre la rimozione dell’elemento attraverso cui esso appare. Un difetto quantitativo segue una regola specifica, a seconda che il valore corretto sia disponibile o meno. Quando è stabilito dai dati del testo o da una fonte ammissibile — il testo scrive 150% dove la sua fonte primaria dà 15% — la correzione minima consiste nel sostituirlo con tale valore: non è il modello dell’analista ma un dato stabilito, il che rende il controfattuale più fedele. Quando non è stabilito — cifra impossibile o non ricostruibile senza un valore sostitutivo stabilito — la correzione minima consiste nel rimuovere la proposizione quantitativa che la cifra pretendeva di stabilire, non nell’inventare un valore plausibile: il divieto del §5 dell’Allegato 4 di sostituire il modello dell’autore con quello dell’analista vale qui come altrove.
- Se la conclusione centrale non può più essere mantenuta con la stessa pretesa: redibitorio.
- Se la conclusione può essere mantenuta, ma con una pretesa chiaramente indebolita (meno certezza, meno generalità): maggiore.
- Se la conclusione e la sua pretesa restano invariate: minore.
7.b – Ciò che il testo stabilisce solidamente (obbligatorio)
Redigi una sezione distinta e sostanziale che elenchi i punti in cui il testo riesce: informazioni precise, ragionamenti validi, coerenza interna, qualità retoriche legittime (se non sono ingannevoli), ecc. Questa sezione non è una concessione decorativa: ogni elemento realmente solido viene sviluppato in una proporzione coerente con il suo numero e la sua importanza. L’esigenza non è un’uguaglianza di lunghezza con la sezione sui difetti, che costringerebbe l’analista ad attribuire al testo qualità che non possiede.
Distingui poi esplicitamente:
Le qualità reali del testo, come elencate in 7.b, se esistono indipendentemente dai suoi difetti argomentativi. Attenzione: non chiamare «forza retorica» un’efficacia ottenuta mediante fallacie. Non chiamare «coerenza interna» la chiusura circolare di un sistema su sé stesso. Non chiamare «capacità di nominare fenomeni reali» un’evocazione selettiva che omette fatti contrari.
I difetti argomentativi precisi, con il loro livello di gravità (7.a).
Le intenzioni strategiche inferite, presentandole come ipotesi fondate sull’analisi, non come certezze. Ricorda il grado di fiducia associato a ciascuna ipotesi.
Articolazione tra intenzione inferita e giudizio complessivo: Se viene riscontrato uno scarto significativo tra scopo dichiarato e scopo inferito, che cosa rivela sulla natura del testo? Un testo può riuscire come atto politico (posizionamento, mobilitazione) e fallire come dimostrazione. L’intenzione inferita non confuta la tesi, ma può spiegare le sue debolezze argomentative: un autore che persegue un obiettivo strategico può sacrificare il rigore all’efficacia retorica, non per accidente ma per coerenza con il proprio scopo reale. Non confondere l’analisi della funzione strategica del testo con la confutazione della sua tesi.
Asimmetrie ingiustificate: quando applicabile, elenca i difetti che il testo attribuisce al proprio oggetto ma non riconosce in sé stesso o nel proprio schieramento, senza valida giustificazione.
Giudizio complessivo: la tesi è stabilita? Il testo soddisfa la propria pretesa dimostrativa? Se il testo fallisce come dimostrazione ma funziona come manifesto o atto di posizionamento, dichiaralo esplicitamente, senza confondere i due registri di valutazione. Indica se sono stati identificati difetti redibitori.
7.c – Qualificazione del grado di propaganda
A partire dalle osservazioni dei Passi 0.d, 0.e, 0.f, 3.I, 3.J, 3.E e 3.K, assegna un livello sulla scala seguente.
Che cosa misura la scala. Il livello misura il grado di chiusura interpretativa, cioè la libertà che il dispositivo lascia al lettore di esaminare la conclusione, opporle gli elementi presenti o accessibili e modificarla se la contraddizione lo richiede. Non misura né la rispettabilità dell’autore, né il suo status istituzionale, né il carattere militante del tema. Un testo statale, aziendale, giornalistico o di una ONG può trovarsi a qualsiasi livello se i meccanismi osservati lo giustificano.
Scala per qualificare il grado di propaganda:
- Livello 0 — Informazione aperta / non propagandistica: il testo ha una cornice, come ogni testo, ma nessun bias strutturante protegge la sua conclusione. Le fonti sono sufficientemente diverse per l’oggetto, gli attori comparabili sono trattati simmetricamente e gli elementi contrari possono effettivamente modificare, limitare o rovesciare la conclusione.
- Livello 1 — Informazione orientata: una cornice, una selezione o gerarchia dei fatti strutturante, oppure fonti marcatamente unilaterali, orientano la lettura. Il lettore conserva tuttavia gli elementi necessari all’esame autonomo; il controargomento non è sistematicamente neutralizzato e un’osservazione contraria può ancora incidere sulla conclusione. Il testo orienta più di quanto chiuda.
- Livello 2 — Argomentazione di parte / giornalismo impegnato: il testo difende attivamente una posizione o conclusione e organizza al suo servizio la selezione, gerarchia o interpretazione dei fatti. Il bias può essere esplicito o inferibile, ma le obiezioni restano capaci di modificare o limitare la conclusione. Il testo cerca di persuadere; non protegge ancora sistematicamente la conclusione dalla contraddizione.
- Livello 3 — Propaganda: diversi meccanismi convergenti proteggono la conclusione dall’esame autonomo — forte asimmetria, circolarità informativa, controargomento neutralizzato, concessioni immunizzanti, omissioni strategiche, rigore spostato o altri meccanismi di chiusura. Il lettore può ancora ricostruire una contraddizione, ma il dispositivo lo rende sensibilmente più difficile o la assorbe quando compare. Il termine «propaganda» comincia a questo livello.
- Livello 4 — Propaganda bloccata: la protezione diventa autoimmunizzante o materialmente chiusa. Omissioni strutturanti, fabbricazione o manipolazione decisiva, esclusione del controargomento o un meccanismo che trasforma ogni osservazione contraria in conferma impediscono alla contraddizione interna di modificare la conclusione senza un apporto esterno sostanziale. L’esame autonomo non è più soltanto orientato o reso difficile: è impedito sul punto centrale.
Soglie tra i livelli. Il passaggio da un livello al successivo risponde a una domanda diversa. Non si deduce dal numero dei difetti.
- Da 0 a 1: appare un orientamento strutturante?
- Da 1 a 2: il testo difende attivamente una conclusione, oltre alla cornice che organizza l’informazione?
- Da 2 a 3: la conclusione è protetta dalla contraddizione mediante meccanismi di neutralizzazione o chiusura?
- Da 3 a 4: questa protezione diventa autoimmunizzante o materialmente tale che la contraddizione non può più produrre il proprio effetto senza un apporto esterno sostanziale?
Fonti unilaterali, asimmetria o impegno non bastano dunque, da soli, a superare la soglia del Livello 3. Al contrario, l’assenza di vocabolario militante non protegge dai Livelli 3 o 4 se vengono stabiliti meccanismi di chiusura.
Descrittori ortogonali al livello. Dopo il livello, l’analista può aggiungere due tipi di descrittore, soltanto se stabiliti. Non modificano il numero del livello e non devono mai essere usati per inferirlo.
- Modalità retorica: frontale quando impegno, accusa o mobilitazione sono immediatamente visibili; sofisticata quando la persuasione opera principalmente attraverso i codici di credibilità attesi dal pubblico — tecnicità, competenza, moderazione, abbondanza documentaria, concessioni o neutralità del tono.
- Origine o funzione: giornalistica, militante, aziendale, istituzionale, statale, parastatale oppure un’altra qualificazione stabilita con precisione. Un’origine statale o istituzionale non implica alcun livello automatico; una comunicazione istituzionale aperta alla contraddizione può essere meno chiusa di un testo privato autoimmunizzante.
Precauzioni:
Il termine «propaganda» è riservato ai Livelli 3 e 4. Un testo impegnato, asimmetrico, militante, aziendale o fortemente orientato non diventa propagandistico per questo solo fatto. La soglia 2 → 3 deve essere stabilita: la conclusione è protetta dalla contraddizione mediante un meccanismo di neutralizzazione o chiusura.
Il solo fatto che un testo sia adattato al proprio pubblico non basta a qualificarlo come propaganda. Ogni comunicazione argomentativa tiene conto del destinatario. L’adattamento al pubblico diventa un indicatore di chiusura quando si accompagna ad asimmetrie, omissioni strategiche, circolarità informativa, controargomento neutralizzato o un’organizzazione che impedisce agli elementi contrari di modificare la conclusione.
L’origine del testo non è mai una diagnosi. «Statale», «istituzionale», «aziendale» o «militante» sono descrittori di provenienza o funzione, non gradi di propaganda.
Criteri utilizzati per assegnare il livello:
- Diversità delle fonti (0.d)
- Trasparenza sul contesto di produzione (0.e)
- Identificazione del pubblico target e del contratto di credibilità (0.f)
- Circolarità informativa (3.I)
- Simmetria nel trattamento degli attori (3.J)
- Presenza e natura delle omissioni strategiche (3.E)
- Funzione effettiva di sfumature, concessioni e moderazioni (3.K)
- Controargomento effettivo o decorativo (3.K)
- Adattamento dei metodi persuasivi alle aspettative del pubblico target (3.K)
- Grado di chiusura interpretativa prodotto dal testo
Presentazione nell’analisi:
Nella sezione 7.c, l’analista deve:
- Presentare la scala riproducendo tutti e cinque i livelli con le relative etichette.
- Assegnare un livello al perimetro ARGUS del testo analizzato, indicando numero ed etichetta. Per un testo non composito, questo perimetro è l’intero testo.
- Aggiungere, se stabilite e utili, la modalità retorica e l’origine o funzione come descrittori separati dal livello.
- Giustificare l’assegnazione elencando i criteri osservati, con rinvii ai passi corrispondenti (0.d, 0.e, 0.f, 3.I, 3.J, 3.E, 3.K).
- Giustificare esplicitamente la soglia superiore: dire perché il testo supera o non supera il livello successivo. L’esitazione tra due livelli si risolve mediante la domanda corrispondente alla soglia, mai facendo una media.
Testi compositi e lunghi, livelli di sottoperimetro.
In un testo lungo o composito, un unico livello globale può cancellare la disparità dei regimi. Una sezione può, per esempio, essere di Livello 3 in modalità frontale in un testo globalmente di Livello 1.
In tal caso, l’analista può assegnare un livello principale accompagnato da livelli di sottoperimetro, a due condizioni imperative:
- il livello globale non è la media dei livelli di sottoperimetro; deve essere giustificato come giudizio autonomo, riferito al perimetro ARGUS considerato nel suo insieme, e non alle sezioni escluse in 0.a bis;
- ogni livello di sottoperimetro deve essere collegato a sezioni nominate, mai a un passaggio isolato selezionato a posteriori. Senza questa condizione, la sottoassegnazione permetterebbe di estrarre un paragrafo severamente valutato da un testo altrimenti solido, producendo un’immagine non rappresentativa del testo.
Anche i descrittori di modalità e di origine o funzione possono variare tra sottoperimetri, ma soltanto per sezioni nominate e sulla base di elementi stabiliti.
Se l’analisi è in modalità Light (Allegato 1), questo passo viene omesso.
Esempio di formato di presentazione — le parentesi quadre indicano valori da completare, non un livello predefinito:
Scala per qualificare il grado di propaganda:
- Livello 0 — Informazione aperta / non propagandistica: cornice senza protezione strutturale della conclusione.
- Livello 1 — Informazione orientata: orientamento strutturante, esame autonomo ancora effettivo.
- Livello 2 — Argomentazione di parte / giornalismo impegnato: conclusione attivamente difesa, obiezioni ancora capaci di modificarla.
- Livello 3 — Propaganda: conclusione protetta da meccanismi convergenti di neutralizzazione o chiusura.
- Livello 4 — Propaganda bloccata: chiusura autoimmunizzante o materiale che impedisce alla contraddizione di produrre il proprio effetto centrale.
Livello assegnato al perimetro ARGUS analizzato: Livello [0–4] — [etichetta]. Modalità retorica, se stabilita: [frontale / sofisticata]. Origine o funzione, se stabilita: [giornalistica / militante / aziendale / istituzionale / statale / parastatale / altra].
Giustificazione:
- Diversità delle fonti (0.d): [constatazione].
- Trasparenza sul contesto di produzione (0.e): [constatazione].
- Pubblico target e contratto di credibilità (0.f): [constatazione].
- Circolarità informativa (3.I): [constatazione].
- Simmetria di trattamento (3.J): [constatazione].
- Omissioni strategiche (3.E): [constatazione].
- Controargomento, concessioni e adattamento al pubblico (3.K): [constatazione].
- Soglia superiore: [ragione per cui il livello successivo viene o non viene superato].
Passo 8 — Esame autocritico dell’analisi
Controllo di coerenza, preliminare obbligatorio
Prima di ogni esame riflessivo, l’analista verifica meccanicamente che la propria analisi sia coerente. ARGUS sottopone il testo analizzato a un controllo di coerenza interna al Passo 5; in virtù del contratto performativo di 0.c, sottopone sé stesso alla stessa esigenza. Ciascuno dei controlli seguenti riceve una risposta che nomina un elemento.
- Intestazione e allegati: gli allegati dichiarati attivi nell’intestazione sono quelli decisi dai punti di controllo, e ciascuno ha effettivamente prodotto la propria sezione?
- Verifiche esterne: i tre numeri dichiarati coincidono con i controlli riportati nel corpo dell’analisi, ciascuno nel proprio conteggio, e tali controlli riguardano l’oggetto dichiarato anziché un’altra versione del testo?
- Non contraddizione tra i passi: un’affermazione del Passo 7 è contraddetta da una constatazione dei Passi 3-6? In particolare, un elemento identificato come punto di rigore del testo può coesistere con una qualificazione che ne presuppone l’assenza?
- Calcoli: ogni calcolo riportato in 7.b come esatto e verificato è accompagnato dal valore ricalcolato dall’analista? In caso contrario, viene dichiarato non verificato e non esatto.
- Constatazioni fattuali: lo stesso fatto riceve due descrizioni incompatibili in due punti dell’analisi?
- Fonte primaria: quando il legame tra il testo e una fonte primaria soddisfaceva le condizioni di attivazione del test di fedeltà di 3.B, le affermazioni decisive sono state confrontate con tale fonte e il risultato qualificato secondo il test? Un elemento primario semplicemente fornito o pertinente è stato impropriamente trattato come fonte del testo senza filiazione stabilita?
- Qualificazione delle assenze: a un’assenza è stata negata la qualificazione di omissione strategica con la motivazione che non distruggerebbe la tesi, criterio che appartiene soltanto alla seconda soglia di 3.E? Un’assenza è stata collocata nell’esito «non determinabile allo stato attuale» anche se un controllo ragionevolmente accessibile avrebbe consentito di decidere e non è stato tentato, oppure senza dichiarare l’indisponibilità di qualsiasi controllo? Questo esito vieta entrambe le cose.
- Registro dell’analisi (Regola 19): l’analisi contiene elogi o biasimi comparativi che non posso stabilire, oppure un termine carico non richiesto dalla constatazione?
Ogni incoerenza rilevata deve essere risolta prima della consegna, non semplicemente segnalata e conservata. Questo controllo non è una sezione da riempire: è un’occasione per correggere. Se non rileva alcuna incoerenza, dichiaralo in una riga.
Questo controllo si applica alla versione breve come alla versione completa.
Esame riflessivo
L’analista applica i test seguenti al proprio commento. Questo passo non è più facoltativo. Può essere ridotto a una versione breve di 3 o 4 righe che copra almeno:
- un presupposto non dimostrato ammesso dallo stesso analista;
- un rischio di bias identificato (compreso il bias di serie o di ancoraggio se l’analisi fa parte di una sequenza di testi);
- un limite informativo irrisolto;
- deferenza: lo status di una fonte (istituzione riconosciuta, autore canonico, rivista sottoposta a peer review, agenzia di stampa affermata) ha abbassato l’esigenza probatoria dell’analista su un’affermazione precisa? Se sì, quale?
- conformismo di serie: se questa analisi segue altre analisi, l’analista ha allineato un giudizio ai precedenti anziché al testo? Su quale punto esatto?
I punti (d) ed (e) devono ricevere una risposta che nomini un elemento preciso oppure la dichiarazione esplicita che non è stato identificato alcun caso. Un riconoscimento generico non li soddisfa. Un limite già segnalato nella clausola «Quando gli elementi sono insufficienti» del Passo 7 non deve essere conteggiato qui di nuovo come limite distinto: basta un rinvio.
La versione lunga resta raccomandata per analisi pubblicate o destinate a un uso critico serio. Sviluppa i punti (a) presupposti, (b) bias e (c) limiti usando le formulazioni qui sotto, aggiunge un controllo esplicito di simmetria epistemica e conserva i punti (d) deferenza ed (e) conformismo di serie. Le formulazioni sviluppate di (a), (b) e (c) sostituiscono le relative risposte brevi; non costituiscono tre risposte aggiuntive. È su questa base che l’esigenza di simmetria della verifica di 3.B rinvia alla deferenza, punto (d).
- Presupposti dell’analisi: quali presupposti non dimostrati ha ammesso lo stesso analista (per esempio, superiorità di un tipo di prova su un altro, legittimità dell’esigenza di fonti esterne, ecc.)?
- Simmetria epistemica: l’analista ha applicato al proprio discorso le stesse esigenze di rigore, trasparenza e non contraddizione richieste al testo studiato?
- Bias potenziali: l’analista ha ragione di sospettare che le proprie opinioni (politiche, professionali, culturali) abbiano orientato l’analisi?
- Limiti dell’analisi: quali informazioni aggiuntive sarebbero necessarie per dirimere determinati punti rimasti indeterminati?
Nota sull’affidabilità dell’analisi
Alla fine di ogni analisi, l’IA deve inserire il riquadro seguente:
Nota sull’affidabilità di questa analisi
Questa analisi è stata generata da un’intelligenza artificiale che assiste nell’applicazione del protocollo ARGUS. L’IA può commettere errori, omissioni o sovrainterpretazioni. Si raccomanda di rileggere criticamente l’analisi e verificare i punti seguenti: rispetto dei passi annunciati, presenza della sezione «Ciò che il testo stabilisce solidamente» (7.b) e coerenza complessiva del giudizio.
Regole assolute e permanenti
- Non confondere mai la forza retorica con la validità logica.
- Non accettare mai la cornice di un testo senza esaminarla.
- Non trattare mai una metafora come un argomento.
- Segui sempre ciò che il testo impedisce di pensare tanto quanto ciò che afferma.
- Tratta sempre l’apertura come un atto strategico, non come una semplice introduzione.
- Quando una parola svolge da sola un lavoro retorico massiccio, è un segnale d’allarme.
- Quando un testo dice «noi» o «tutti», chiedi chi è incluso e chi è escluso.
- Verifica sempre se i fatti sono convocati per fondare la tesi o adattati per servirla.
- Confronta sempre il programma annunciato con il contenuto effettivo.
- Se insieme al testo viene fornita un’analisi esistente, argomentata e significativa, oppure essa è esplicitamente inclusa nel corpus sottoposto all’IA, e contraddice direttamente una caratterizzazione presente nel testo, la sua assenza dall’argomentazione analizzata può costituire un indizio di debolezza argomentativa.
- Esamina sempre la leggibilità e il registro stilistico: una sintassi inutilmente complessa può mascherare un vuoto argomentativo o filtrare il pubblico, e un testo che pretende di rivolgersi a tutti in una lingua che esclude è in contraddizione performativa.
- Interroga sempre l’intenzione strategica del testo: a chi parla realmente, per produrre quale effetto e con quale finalità sociale o politica? Questa interrogazione deve seguire la progressione in tre livelli (indizi testuali, ipotesi, grado di fiducia).
- L’analisi si basa anzitutto sugli elementi disponibili all’interno del testo stesso. La verifica esterna è tuttavia obbligatoria quando un elemento è decisivo per la dimostrazione e un semplice controllo permetterebbe di stabilirlo, secondo le condizioni e la dottrina di simmetria dettagliate in 3.B. Ogni verifica esterna deve essere notificata, documentata e distinta dall’esame interno. Ogni analisi dichiara i tre numeri richiesti da 3.B — controlli riusciti, parziali e infruttuosi —, essendo il numero dei controlli riusciti quello consentito dalla condizione di conteggio, e lo giustifica se è zero; questi numeri costituiscono una traccia interna di esecuzione e non una metrica tra analisi; la conoscenza ricordata non conta come verifica. Quando il legame tra il testo e una fonte primaria soddisfa le condizioni di attivazione del test di fedeltà di 3.B e tale fonte è disponibile, le affermazioni decisive che la riguardano vengono confrontate con essa secondo il test. Un elemento primario pertinente senza filiazione stabilita resta una verifica esterna ordinaria. La verifica esterna resta limitata agli elementi decisivi e non sostituisce l’analisi interna.
- Non attenuare mai una conclusione critica con moderatori vaghi o timidi quando il testo non giustifica tale attenuazione. Espressioni come «insufficientemente», «non abbastanza», «relativamente», «parzialmente», «tende a», «sembra», «quasi», «in certa misura» possono essere usate soltanto se corrispondono precisamente allo stato del testo. Se un elemento è assente, di’ che è assente. Se viene osservata una contraddizione, di’ che vi è una contraddizione. La prudenza critica non consiste nell’indebolire la diagnosi, ma nel distinguere correttamente ciò che l’analisi permette di affermare da ciò che non permette di affermare.
Questa regola vieta all’analista di usare moderatori per eludere il proprio giudizio. Non deve condurre a penalizzare un autore il cui testo esprime esso stesso sfumature, prudenza o esplora ipotesi alternative. Se il testo è sfumato, l’analisi deve riprodurre tale sfumatura in termini precisi, senza trasformarla in un’accusa di vaghezza.
- Regole di formattazione dell’output dell’analisi:
- Non usare mai tabelle (né Markdown né HTML). Usa elenchi puntati, elenchi numerati, coppie chiave-valore o paragrafi strutturati con sottotitoli.
- Per gli elenchi puntati, usa esclusivamente il carattere
-come punto elenco, con una riga vuota prima del primo punto, uno spazio dopo il trattino e nessuna riga vuota tra gli elementi. Sono consentiti anche gli elenchi numerati, secondo lo stesso principio di spaziatura (riga vuota prima, nessuna riga vuota tra gli elementi). - Per i sottoelementi, non usare punti elenco secondari. Colloca le informazioni supplementari nelle righe successive, senza punto elenco, con rientro di due spazi.
- Per le coppie chiave-valore, usa il formato
**Termine**: definizione.
Non confondere mai il controargomento formale con il controargomento effettivo. La presenza di una sfumatura, una concessione o una fonte contraria non dimostra l’equilibrio del testo. L’analista deve verificare se tale sfumatura possa realmente modificare la conclusione o serva soltanto a renderla più accettabile per il pubblico target.
Valuta sempre la propaganda in rapporto al suo pubblico target. Una propaganda rivolta a un pubblico colto può essere documentata, sfumata, prudente e stilisticamente sofisticata. Queste qualità formali non la escludono dal campo della propaganda se servono a chiudere l’interpretazione anziché ad aprirla.
Non produrre mai un’analisi artificialmente completa. Se il testo non fornisce elementi sufficienti per trattare una sezione in modo affidabile, l’analista deve dichiararlo esplicitamente («Dati insufficienti», «Nessun elemento probatorio», «Questione non decidibile sulla sola base del testo»). È preferibile riconoscere un limite piuttosto che riempire una sezione con speculazioni o generalità. L’applicazione dettagliata di questa regola, con i suoi tre limiti, figura in testa al Passo 7 sotto la clausola «Quando gli elementi sono insufficienti».
Applica i Test 3.C e 3.G alla tua stessa prosa. Il protocollo esamina il registro del testo analizzato; esamina anche quello dell’analisi. Un’analisi critica che non sorveglia il proprio registro viene contraddetta dalla propria prosa prima di esserlo dalle sue constatazioni. Ne derivano due divieti. Elogio o biasimo comparativo non stabilito. Accreditare o screditare un testo confrontandolo con una classe di testi («migliore di quanto richieda il genere», «raro in questo tipo di produzione», «come spesso accade in questi ambienti») presuppone un’affermazione empirica su tale classe. Se l’analisi non può stabilirla, il confronto viene eliminato e la constatazione formulata senza termine di paragone. Questa regola è la controparte della Regola 14: quella vieta i moderatori vaghi che attenuano la critica; questa vieta i confronti vaghi che gonfiano un elogio o un rimprovero. Termini carichi nell’analisi. Il vocabolario identificato da 3.C nel testo analizzato non ha posto nel commento che lo identifica. Test operativo: elimina il termine dispregiativo e verifica che la constatazione regga ancora. Se regge, il termine era superfluo; se non regge, la constatazione non era stabilita.
Filiazione e apporto proprio
ARGUS si iscrive in una tradizione che non ha inventato. L’espressione «autodifesa intellettuale» è di Noam Chomsky, e la sua diffusione in francese si deve a Normand Baillargeon (Petit cours d’autodéfense intellectuelle, Lux, 2005). I Passi 0.d e 0.e portano alla scala di un singolo testo il modello della propaganda di Edward Herman e Noam Chomsky (Manufacturing Consent, Pantheon, 1988), i cui cinque filtri riguardano dimensione e orientamento al profitto, dipendenza dalla pubblicità, dipendenza dalle fonti istituzionali, disciplina esercitata sui media dai potenti e ostilità ideologica. L’Allegato 4 deve i suoi test di ordine di grandezza e tasso di base alla tradizione scettica e zetetica, da Darrell Huff a Carl Sagan, Henri Broch e Joel Best.
Ciò che ARGUS aggiunge a questa tradizione si riassume in cinque punti.
- La norma di prova dichiarata prima dell’esame e indicizzata al genere testuale. Un elenco di fallacie applicato senza tener conto del genere del testo non fornisce questa indicizzazione: tratta allo stesso modo un editoriale e un articolo scientifico, benché i loro contratti di lettura siano diversi.
- La separazione, nel Passo 7.c, tra il grado di chiusura interpretativa (Livelli da 0 a 4) e i descrittori di modalità retorica (frontale o sofisticata) e di origine o funzione. Una propaganda rivolta a un pubblico colto può essere documentata, sfumata e prudente; questi tratti ne descrivono la forma senza determinarne da soli il grado.
- La distinzione tra controargomento formale ed effettivo, e tra concessioni di apertura e immunizzanti.
- La sezione obbligatoria 7.b, che impedisce al protocollo di funzionare come una macchina per concludere contro.
- Il Passo 8, per il quale non ho trovato equivalente negli strumenti consultati.
Licenza
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Allegato 1: Protocollo ARGUS Light (versione breve)
- Testare la pertinenza (il testo è argomentativo?)
- Classificare il genere e il contratto di lettura
- Dichiarare la norma di prova
- Analizzare il dispositivo di apertura (presupposti, perimetro, autorità)
- Ricostruire la tesi in modo neutro
- Testare le assenze e qualificarle secondo le due soglie di 3.E
- Verificare la simmetria epistemica (Punto H)
- Inferire l’intenzione strategica (3 livelli)
- Confrontare il programma annunciato con il contenuto
- Applicare i Test A (ordine di grandezza) e G (riproducibilità del conteggio) dell’Allegato 4 soltanto alle cifre probatorie ai sensi del §2 di tale allegato
- Concludere distinguendo qualità, difetti con gravità e asimmetrie
- (Obbligatorio, versione breve) Controllo di coerenza dell’analisi, poi autocritica
Il test delle assenze entra nella versione breve a partire dalla V5.0.0, con la sua Fase 2 e le sue due soglie. La ragione è interna al protocollo: la prova preliminare senza IA nel preambolo identifica il Passo 1, il test delle assenze e la simmetria epistemica come le tre domande a più alto rendimento, e la versione breve ne ometteva una. Il controllo di coerenza del Passo 8, che verifica la qualificazione delle assenze, acquisisce così anche il proprio oggetto.
Il controllo d’integrità dell’oggetto e l’interruzione obbligatoria di 0.a si applicano alla versione breve come a quella completa: precedono l’analisi e non dipendono dal suo livello di dettaglio. L’interruzione si applica senza semplificazione: i suoi tre elementi, i tre esiti, il regime di esenzione e il divieto sono quelli di 0.a. La versione breve abbrevia l’analisi, non la decisione che la precede.
La Regola 13 si applica anch’essa alla versione breve, compresa la verifica esterna minima e, quando sono soddisfatte le condizioni di attivazione, il test di fedeltà a una fonte primaria disponibile. Un elemento primario semplicemente fornito senza filiazione stabilita resta una verifica esterna ordinaria. Viene omesso soltanto l’esame sviluppato di 3.B, non il suo minimo obbligatorio. Una regola assoluta non diventa facoltativa perché l’analisi è abbreviata.
L’elenco delle dodici operazioni sopra riportato costituisce il perimetro eseguibile della versione breve: un passo del protocollo completo che non corrisponde a una di esse non viene eseguito, fatti salvi l’ambito delle regole assolute definito nel paragrafo seguente e l’eccezione esplicita della Regola 13. Il minimo di 3.B imposto da tale regola viene quindi eseguito nella versione breve anche se nessuna delle dodici operazioni gli corrisponde per nome, e l’elenco delle esclusioni che segue è soltanto un promemoria delle omissioni più importanti, non un elenco esaustivo. Un punto del controllo di coerenza il cui oggetto non è stato prodotto viene verificato come non applicabile, non ignorato; non diventa per questo una sezione da riempire, cosa che il Passo 8 vieta. Basta una riga: «controllo di coerenza completato; i punti relativi ai passi esclusi dalla versione breve non erano applicabili».
Ambito delle regole assolute nella versione breve. Governano le operazioni che restano nel perimetro; non reintroducono da sole un passo escluso. La Regola 11 opera quindi su ciò che la versione breve produce, senza ripristinare l’esame sviluppato del registro di 3.G, e la Regola 17 senza ripristinare 0.f o 7.c. La Regola 13 è l’unica eccezione, prevista esplicitamente nel paragrafo precedente, perché riguarda un obbligo probatorio e non un grado di dettaglio.
I passi avanzati 0.d, 0.e, 0.f, 3.I, 3.J, 3.K e 7.c, insieme agli Allegati 2 e 3, non sono inclusi nella versione Light. Dell’Allegato 4 sono inclusi soltanto i Test A e G; i Test B-F sono esclusi.
Light e corpus non possono essere combinati. L’Allegato 3 presuppone livelli di 7.a e 7.c per ogni testo, e 7.c è fuori dalla versione breve. Se l’utente chiede ARGUS Light su più testi correlati, dichiaralo e proponi due opzioni: il protocollo completo con l’Allegato 3, oppure analisi Light indipendenti, senza controllo di coerenza intertestuale né sintesi trasversale. Produrre una sintesi di corpus a partire da analisi Light sarebbe una conclusione trasversale tratta da materiali che non la sostengono. La clausola «Quando gli elementi sono insufficienti» del Passo 7 si applica alla versione breve come a quella completa.
Allegato 2: Analisi dei significanti vuoti (allegato condizionale)
0. Condizione di attivazione
Questo allegato si attiva o su richiesta dell’utente o quando il punto di controllo collocato alla fine del Passo 2 è positivo, cioè quando la conclusione del testo varia a seconda di dove viene tracciato il confine di un termine decisivo della tesi centrale. Questo test di confine controlla da solo l’attivazione, indipendentemente dal fatto che il testo fornisca o meno una definizione, un criterio di applicazione o un’enumerazione. L’assenza di definizione senza effetto del confine sulla conclusione non è sufficiente. La decisione di non attivare l’allegato deve essere giustificata nell’analisi.
1. Definizione operativa
Un significante vuoto è un termine la cui forza retorica e politica non deriva da un contenuto semantico preciso ma, al contrario, dall’assenza di un contenuto stabile. Questo vuoto permette di proiettare su di esso interpretazioni eterogenee, perfino contraddittorie.
Nell’analisi argomentativa, l’attenzione si concentra sui significanti vuoti strategici: quelli la cui vaghezza svolge una funzione argomentativa identificabile nel testo, in particolare:
- unire un pubblico con interessi diversi,
- evitare una falsificabilità troppo rapida,
- produrre un effetto di evidenza o urgenza senza doverlo giustificare,
- squalificare un avversario associandolo a un termine vago ma carico.
Non confondere: Un significante vuoto non è una semplice imprecisione linguistica. È uno strumento argomentativo la cui vaghezza è funzionale.
2. Indicatori testuali di un significante vuoto strategico
- Il termine non è mai definito nel testo, oppure le sue definizioni successive sono incompatibili. Esempio generico: «giustizia», «il popolo», «vera democrazia».
- Il termine serve a riunire domande eterogenee senza precisarle. Esempio generico: «vogliamo cambiamento».
- L’autore oppone due significanti vuoti per creare una frontiera morale («noi» contro «loro»). Esempio generico: «l’interesse generale» contro «i privilegi».
- Il termine ha una forte carica emotiva ma un basso contenuto informativo. Esempio generico: «scandalo», «catastrofe», «emergenza assoluta».
- L’argomentazione poggia sull’evocazione di questo termine senza mai aver bisogno di dimostrarlo. Esempio generico: «il momento storico», «la finestra», «lo slancio necessario».
3. Griglia di analisi di un significante vuoto
Per ogni termine sospetto, applica sistematicamente:
- Localizzazione: Dove compare? In quali momenti strategici (apertura, conclusione, transizione)?
- Statuto:
- Vuoto: assenza di definizione, uso intercambiabile.
- Pieno: definito, stabile, non sostituibile senza perdita di significato.
- Misto: vuoto in alcuni punti, pieno in altri (tensione potenziale).
- Funzione nell’argomento:
- Unire (riunire gruppi diversi)
- Evitare la confutazione (rendere la tesi non falsificabile)
- Suggerire legittimità senza prova
- Creare un senso di urgenza
- Distinguere l’autore da un avversario (respingendo un significante vuoto concorrente)
- Scarto rispetto a un possibile uso pieno: Se lo stesso termine è usato come significante pieno altrove (dall’autore o nel campo discorsivo), lo scarto è giustificato? Segnala una contraddizione?
- Impatto sulla solidità argomentativa:
- Basso: il vuoto è aneddotico, la tesi regge senza di esso.
- Medio: la tesi dipende in parte da questa vaghezza (per esempio, previsione vaga).
- Alto: senza il significante vuoto, l’argomento crolla (per esempio, «urgenza» senza prova).
4. Legame con i passi del protocollo ARGUS
- Passo 1 – Dispositivo di apertura: L’apertura può installare uno o più significanti vuoti («crisi», «urgenza», «noi») che incorniciano l’intero testo.
- Passo 3.C – Termini simbolicamente carichi: Distingui i termini carichi ma pieni (per esempio, «sciopero») dai termini carichi e vuoti (per esempio, «giustizia»). Questo affina la critica.
- Passo 3.E – Test delle assenze: Un significante vuoto può mascherare omissioni: la vaghezza permette di non scegliere tra soluzioni contraddittorie.
- Passo 3.F – Falsificabilità: Un significante vuoto rende la tesi difficile da falsificare, perché il contenuto mancante può essere ridefinito a posteriori.
- Passo 3.H – Simmetria epistemica: Un testo che usa significanti vuoti per squalificare un avversario usa a sua volta significanti vuoti per legittimarsi?
- Passo 4 – Intenzione strategica: L’uso di significanti vuoti può costituire un indizio di un’intenzione di mobilitare più che di dimostrare; il suo peso viene determinato insieme agli altri indizi del Passo 4.
- Passo 7 – Conclusione differenziata: Indica se la tesi centrale poggia su uno o più significanti vuoti ingiustificati.
5. Esempio generico annotato
Consideriamo un testo fittizio che afferma: «È urgente agire di fronte alla crisi che minaccia il nostro popolo. La finestra è stretta, ma la coglieremo.»
- Termine «crisi»: non definito (economica? politica? morale?). Intercambiabile con «pericolo», «emergenza». Statuto: vuoto. Funzione: creare un senso di urgenza senza prova.
- Termine «popolo»: non definito (nazionale? locale? gli oppressi? tutti i cittadini?). Statuto: vuoto. Funzione: unire domande eterogenee attorno a un «noi» vago.
- Termine «finestra»: nessun contenuto temporale o procedurale. Statuto: vuoto. Impatto: alto — se si eliminano questi tre significanti vuoti, resta soltanto un’esortazione priva di giustificazione.
Conclusione dell’analisi: Il testo poggia su una catena di significanti vuoti; la sua solidità argomentativa è debole.
6. Raccomandazione d’uso
Questo allegato è condizionale, non facoltativo: nella versione completa, la sua attivazione è obbligatoria non appena il punto di controllo alla fine del Passo 2 è positivo, e la decisione di non attivarlo deve essere giustificata. Il costo dell’analisi non è una ragione ammissibile. Può anche essere attivato su richiesta dell’utente. Fuori da questi due casi, l’analista può indicare che un esame dei significanti vuoti sarebbe utile, ma non lo attiva unilateralmente. Una simile proposta può essere motivata, in particolare, dalla presenza di termini con forte carica simbolica e definizione debole quando il test di confine non è positivo. Se la portata della tesi varia effettivamente con il confine di uno di questi termini, la soglia è superata e l’attivazione non è più una proposta: è obbligatoria.
Per un’analisi rapida (ARGUS Light), ignora questo allegato.
Allegato 3: Protocollo ARGUS-Corpus (analisi di più testi correlati)
Preambolo
Il protocollo ARGUS, nella sua forma attuale, è concepito per l’analisi di un testo isolato. Tuttavia, molti usi reali — dossier stampa, serie di articoli sullo stesso tema, un corpus riunito da un terzo per costruire una sintesi o un articolo derivato — implicano l’analisi di più testi collegati, con un’esigenza aggiuntiva: coerenza dei giudizi da un testo all’altro e possibilità di ricavare una sintesi dal corpus senza che tale sintesi si sostituisca indebitamente a una conclusione che i testi presi singolarmente non consentono.
Questo allegato si applica in aggiunta al protocollo di base, applicato testo per testo, e non al suo posto.
C.1 — Dichiarazione del corpus (preliminare, prima di analizzare il primo testo)
Prima di analizzare individualmente i testi del corpus, l’analista deve rispondere:
- Origine del corpus: chi ha riunito questi testi, e secondo quale criterio (stesso media, stesso tema, stesso periodo, selezione da parte di un terzo al servizio di una tesi preesistente)?
- Omogeneità prevedibile delle fonti: i testi provengono dallo stesso media, dalla stessa linea editoriale o da ecosistemi distinti? Questa omogeneità, se esiste, deve essere dichiarata prima dell’analisi individuale, perché incide per costruzione sul Test 3.I di ciascun testo preso isolatamente (la circolarità a livello di corpus può ridurre artificialmente la circolarità misurata all’interno di ciascun testo se le stesse fonti si sovrappongono da un articolo all’altro).
- Rischio di circolarità di secondo ordine: se si deve ricavare una sintesi da questo corpus, l’analista deve notare esplicitamente che tale sintesi eredita i limiti di rappresentatività della selezione iniziale (cfr. C.4).
C.1 bis — Selezione di pertinenza del corpus e validazione unica (prima di analizzare il primo testo)
Applicata testo per testo, l’interruzione obbligatoria di 0.a produrrebbe tante interruzioni quanti sono i testi del corpus. In un corpus, essa viene sostituita da un’unica interruzione, collocata dopo la dichiarazione del corpus e prima dell’analisi del primo testo. Questa sostituzione non elimina nessuno dei suoi elementi: li raggruppa.
- Selezione di pertinenza, una riga per testo. Per ogni testo del corpus, indica la sua qualificazione di pertinenza — forte, parziale per grado, parziale per composizione, debole o nulla — e la sua ragione in una riga. Questa selezione indica in quale misura ogni testo si presta ad ARGUS; non indica che cosa gli manca. Qui non appare alcuna constatazione analitica: sollevare un difetto in questa fase sarebbe un giudizio emesso prima dell’analisi che dovrebbe stabilirlo.
- Perimetro proposto, soltanto per i testi che non presentano pertinenza forte. Un testo di pertinenza forte non ha restrizioni da validare, e la qualificazione è sufficiente nella selezione; la sua dichiarazione di perimetro viene comunque prodotta nella sua analisi individuale ai sensi di 0.a bis. Per gli altri, nomina le sezioni incluse, quelle escluse e il regime secondo cui verrebbero esaminate le sezioni escluse.
- Validazione unica, quando richiesta. Formula una sola richiesta all’utente, che copra sia i perimetri proposti che richiedono validazione sia la composizione del corpus quando non è già fissata. Ricorda i tre esiti di 0.a — validare, correggere il perimetro, abbandonare — e aggiunge l’unico specifico del corpus: restringere l’analisi complessiva ad alcuni testi. Se la composizione del corpus è già fissata dall’utente e nessun testo ha un perimetro proposto da validare, non inventare una richiesta solo per formalità.
- Riscrivere in C.1 ogni riduzione del corpus. Se l’utente restringe il corpus, riformula la dichiarazione del corpus: nomina i testi esclusi, la ragione della loro esclusione e il criterio di selezione aggiornato. Senza questa riscrittura, il test di rappresentatività di C.4 e il test di circolarità di secondo ordine riguarderebbero un corpus che non è stato analizzato. Una riduzione del corpus è essa stessa un atto di selezione e ne eredita le conseguenze.
- Esenzione e separazione delle decisioni. La composizione del corpus e il perimetro ARGUS all’interno di ciascun testo sono due decisioni distinte. Il fatto che l’utente abbia fissato l’elenco dei testi, il loro ordine o il regime di esecuzione fissa la composizione del corpus; non valida di per sé una divisione interna in sezioni, salvo che la richiesta fissi esplicitamente anche tale divisione. Per un testo di pertinenza forte, nessun perimetro proposto richiede validazione: la riga «perimetro uguale al testo completo», giustificata in 0.a bis nell’analisi individuale, è la normale dichiarazione di perimetro e non attiva la formula «perimetro non validato dall’utente, fissato unilateralmente dall’analista». Per un testo che richiede un perimetro ristretto, i due casi di esenzione di 0.a si applicano normalmente secondo ciò che l’utente ha effettivamente fissato o dispensato. Le due formule di esenzione sono mutuamente esclusive per la stessa decisione di perimetro: non riprodurle mai entrambe e non lasciare mai al lettore la scelta tra esse. Se è stata fissata soltanto la composizione del corpus, dichiaralo come tale; non trasformare la fissazione della composizione in una formula di perimetro.
La selezione riguarda oggetti già controllati. Il controllo d’integrità del Passo 0 viene effettuato su ogni testo del corpus prima della selezione, raggruppato in un unico precontrollo che nomina i documenti completi e quelli che appaiono troncati. L’ordine conta: proiettare un perimetro su un documento incompleto farebbe validare all’utente una decisione presa su un oggetto che non è ciò che sembra. Un documento la cui integrità è dubbia viene segnalato nella stessa richiesta dei perimetri, e l’utente può completarlo, escluderlo o accettarne l’analisi con le riserve del Passo 0.
Un testo che la selezione qualifica di pertinenza debole o nulla viene proposto per l’esclusione invece di essere escluso automaticamente: gli esiti sono quelli di 0.a, e la deroga prevista dallo stesso 0.a resta fuori dal loro elenco, come specificato. Se viene analizzato su richiesta espressa dell’utente, comincia con la menzione richiesta da 0.a. Un testo effettivamente escluso resta un elemento del corpus presentato, e la sua esclusione viene dichiarata in C.1 come qualsiasi altra riduzione.
C.2 — Applicazione del protocollo di base, con ordine di trattamento specificato
Ogni testo viene poi analizzato secondo il protocollo di base, nell’ordine in cui compare, con una regola di riporto: il controllo d’integrità e la qualificazione di pertinenza di 0.a sono già stati effettuati testo per testo in C.1 bis e non vengono ricalcolati. Ogni analisi individuale ripete in testa l’oggetto esatto, la qualificazione di pertinenza mantenuta e, quando applicabile, la limitazione di incompletezza dichiarata nel precontrollo con le tre conseguenze ad essa associate dal Passo 0; riporta gli elementi di 0.a bis già validati quando applicabile — perimetro, regime delle sezioni escluse —, applica la regola di non trasferimento e prosegue da 0.b. Per un testo di pertinenza forte, produce a questo punto la dichiarazione di perimetro richiesta da 0.a bis: perimetro uguale al testo completo, con la relativa ragione. Questa dichiarazione completa non è né una nuova validazione né un perimetro «fissato unilateralmente» ai sensi della seconda formula di esenzione di 0.a. L’interruzione e la validazione di 0.a non vengono quindi ripetute testo per testo: il risultato di C.1 bis le sostituisce. Tuttavia:
- L’analista deve annotare, alla fine di ogni analisi individuale, un breve riepilogo dei livelli assegnati in 7.a (gravità) e 7.c (grado di propaganda), per costruire una griglia comparativa in C.3.
- Se l’ordine di analisi non è neutro (per esempio, il corpus è fornito in un ordine cronologico o tematico scelto da un terzo), l’analista deve segnalarlo come possibile fattore di ancoraggio (cfr. C.3).
C.3 — Controllo di coerenza intertestuale (obbligatorio dopo l’ultimo testo)
Una volta analizzati individualmente tutti i testi del corpus, l’analista deve produrre un controllo esplicito di coerenza che risponda alle domande seguenti:
- Riepilogo comparativo dei livelli assegnati (in forma di elenco, conformemente alla Regola 15): per ogni testo, ricorda il livello massimo di gravità assegnato in 7.a e il livello di propaganda assegnato in 7.c.
- Test di deriva da ancoraggio: due rischi distinti, da controllare e dichiarare separatamente. Ancoraggio di sequenza: i testi analizzati più tardi nella sequenza hanno ricevuto sistematicamente livelli più severi o più favorevoli dei primi, senza una giustificazione interna specifica di ciascun testo? Se viene osservato uno scarto senza chiara giustificazione, deve essere segnalato come rischio di bias di serie, non conservato in silenzio. Ancoraggio cronologico: quando l’ordine di trattamento non coincide con l’ordine delle date di pubblicazione, l’analista ha imputato a un testo precedente ciò che i suoi successori hanno reso visibile? Ogni conclusione trasversale relativa a un’evoluzione nel tempo ricorda l’ordine in cui i testi sono stati effettivamente analizzati.
- Test di simmetria dei criteri: lo stesso tipo di difetto (per esempio, una generalizzazione non quantificata o l’assenza delle voci delle persone direttamente coinvolte nel tema) ha ricevuto un livello di gravità comparabile ogni volta che è comparso nel corpus? Se lo stesso difetto è qualificato «minore» in un testo e «maggiore» in un altro senza una differenza contestuale che giustifichi lo scarto, ciò deve essere corretto o giustificato esplicitamente.
- Raccomandazione di rilettura alla cieca (facoltativa, per corpus di più di tre testi): se il rigore del controllo di coerenza lo richiede, l’analista può proporre di rifare l’analisi del primo testo del corpus in una conversazione nuova, senza fornire gli altri testi né le analisi già prodotte, e poi confrontare i due risultati. Solo a questa condizione la rilettura è alla cieca: tornare al primo testo dopo aver visto tutti gli altri sarebbe precisamente l’ancoraggio che il punto 2 cerca di rilevare.
C.4 — Test di circolarità di secondo ordine (obbligatorio prima di ogni sintesi tematica)
Se dal corpus deve essere ricavata una sintesi o una diagnosi trasversale (per esempio: «che cosa rivelano questi testi, presi insieme, su un fenomeno più ampio»), l’analista deve rispondere esplicitamente, prima di redigere tale sintesi:
- Il corpus è rappresentativo del fenomeno a cui viene fatto parlare, oppure soltanto di un particolare punto di vista editoriale su tale fenomeno? (Torna qui alla dichiarazione fatta in C.1.)
- Un corpus alternativo, riunito secondo un altro criterio o un’altra linea editoriale, permetterebbe di costruire una sintesi sostanzialmente diversa a partire da fatti comparabili? Se sì, ciò deve essere segnalato come limite della sintesi proposta, non come semplice sfumatura stilistica.
- La sintesi trae una conclusione che ciascun testo preso singolarmente non consente, ma che la loro combinazione renderebbe possibile in modo logicamente valido (aggregazione legittima), oppure aggiunge un quadro interpretativo esterno al corpus, non deducibile dalla sola combinazione dei testi (apporto proprio dell’analista o dell’autore della sintesi)? Questa distinzione deve essere resa visibile nella redazione finale attraverso una separazione strutturale (sezioni distinte), non mediante semplici sfumature lessicali all’interno dello stesso sviluppo.
C.5 — Registro di restituzione: distinguere aggregazione legittima e apporto interpretativo
Ogni sintesi tratta da un corpus di più testi distingue due registri, e questa distinzione è strutturale: due sottosezioni numerate separatamente, non due paragrafi nella stessa sezione. Una semplice separazione stilistica non soddisfa la clausola.
C.5a — Ciò che il corpus stabilisce per aggregazione legittima. Fatti o tendenze che più testi del corpus documentano separatamente e la cui combinazione non richiede alcuna informazione esterna al corpus per essere affermata.
C.5b — Ciò che l’analista o l’autore della sintesi aggiunge dall’esterno del corpus. Qualsiasi interpretazione, quadro causale o politico più ampio, generalizzazione a una scala che il corpus da solo non copre. Ogni nuova affermazione fattuale introdotta in questo registro viene documentata secondo la condizione di conteggio di 3.B, e ogni interpretazione viene presentata come tale: questo registro è l’unico luogo in cui l’analista parla a proprio nome, non un luogo in cui le esigenze probatorie vengono allentate. Questo registro si apre con una dichiarazione esplicita di statuto — «apporto interpretativo esterno al corpus» — e mai con la stessa voce di C.5a. Una formulazione in prima persona, «ritengo che», è un marcatore ammissibile di questa rottura, ma non la sostituisce. Questi marcatori sono enunciativi, non modali: attribuiscono un’affermazione al suo autore invece di farla sostenere dal corpus, e la Regola 14 non li riguarda, poiché vieta l’attenuazione di una constatazione, non l’indicazione di chi la sostiene.
C.6 — Nota supplementare di affidabilità per le analisi di corpus
Alla nota standard di affidabilità (alla fine del protocollo di base), aggiungi per ogni analisi di corpus:
Questa analisi riguarda un corpus di [N] testi riuniti secondo il criterio seguente: [richiamo di C.1]. Il lettore è invitato a tenere presente che ogni sintesi trasversale eredita i limiti di rappresentatività di questa selezione e che un corpus costruito diversamente potrebbe, a partire da fatti comparabili, condurre a una sintesi differente.
Allegato 4: Controllo aritmetico e statistico (allegato condizionale)
1. Ragion d’essere di questo allegato
Il protocollo di base verifica l’origine di una cifra: chi la afferma, con quale qualificazione, in quale ecosistema di fonti. Non ne verifica la possibilità. Una cifra può essere correttamente attribuita a una fonte identificabile, riprodotta senza deformazione, priva di qualsiasi asimmetria di trattamento e tuttavia impossibile.
Prendiamo l’affermazione seguente: «2.000 bambini muoiono ogni ora in questo paese, e ciò accade da dieci anni». Attribuita a un accademico nominato, soddisfa l’audit delle fonti (0.d), sfugge al test di circolarità (3.I) e non presenta asimmetria di trattamento (3.J). Moltiplicata per 24 e poi per 365, produce 17,52 milioni di morti all’anno, in un paese di 20 milioni di abitanti. Nessun passo da 0 a 8 richiede questa moltiplicazione.
Questo allegato fornisce la moltiplicazione mancante.
2. Condizioni di attivazione
Attiva questo allegato se il testo contiene almeno uno degli elementi seguenti, purché l’elemento sia probatorio nel senso definito dopo l’elenco:
- una cifra, un tasso, una proporzione o una proiezione probatoria nel senso definito qui sotto;
- un confronto quantitativo tra due insiemi;
- un conteggio relativo a un corpus, a una copertura mediatica o a una banca dati documentaria;
- un’affermazione di rilevazione, screening, attribuzione o profilazione;
- una media presentata come caratteristica di una popolazione.
Una cifra è probatoria ogni volta che il testo la offre a sostegno di una proposizione centrale, anche se la conclusione potrebbe sopravvivere senza di essa. Il criterio non è che il dato sia indispensabile, ma la funzione probatoria che il testo gli assegna: una cifra presentata come prova impegna la propria verificabilità. La proporzionalità si applica poi nella ponderazione di 7.a, non nel rifiuto dell’attivazione.
Se il testo non contiene alcun elemento numerico probatorio, non attivare l’allegato e dichiaralo esplicitamente, conformemente alla Regola 18.
3. Perimetro e dichiarazione preliminare
Il controllo riguarda soltanto le cifre probatorie ai sensi del §2, conformemente al principio di proporzionalità. Una cifra illustrativa inesatta è un difetto minore, da segnalare in una riga. Una cifra probatoria inesatta può essere redibitoria. Il criterio del carattere probatorio è quello del §2 — la funzione probatoria assegnata alla cifra dal testo —, non la dipendenza della conclusione da essa.
Prima di ogni controllo, l’analista deve dichiarare l’elenco delle cifre che considera probatorie e perché ciascuna lo è. Questa dichiarazione precede il calcolo e impedisce di conservare a posteriori soltanto le cifre che falliscono.
4. I sette test
- A. Ordine di grandezza. Estrapola il tasso indicato sull’intero periodo, quindi rapporta il risultato alla popolazione o all’insieme di riferimento. Tre forme richiedono di applicare prima questo test: un tasso orario o giornaliero applicato per anni, un raddoppio periodico e una crescita composta prolungata. Un risultato superiore all’insieme di riferimento stabilisce l’impossibilità soltanto a una condizione: l’unità conteggiata deve essere non ripetibile, cioè la stessa unità può contribuire una sola volta al conteggio in questione. Una morte per persona, un seggio per elezione, un’impresa per chiusura soddisfano questa condizione. Non la soddisfano gli eventi ripetibili — consultazioni, viaggi, transazioni — il cui numero può legittimamente superare la popolazione interessata. Quando l’insieme si rinnova durante il periodo, il limite non deve necessariamente restare chiuso: deve essere aumentato, cioè popolazione iniziale più un limite superiore di rinnovo. Tale limite superiore viene stabilito a partire dai dati del testo o da una verifica esterna ammissibile, mai da una stima propria dell’analista: il §5 vieta di sostituire il modello dell’autore con quello dell’analista, e una stima approssimativa del rinnovo sarebbe un modello di questo tipo. Senza un limite superiore stabilito, la moltiplicazione resta eseguibile e viene riportata, ma la conclusione del Test A sull’impossibilità non è decidibile per mancanza di un limite stabilito, ai sensi del §5. Il calcolo e il suo risultato vengono scritti, l’impossibilità non viene affermata, e questo silenzio non convalida la cifra. Nomina l’unità conteggiata, il limite adottato e la finestra temporale prima di concludere; senza un’unità non ripetibile, il semplice superamento non stabilisce nulla.
- B. Denominatore. Il denominatore è indicato? È quello corretto? Il denominatore è la popolazione, l’insieme o la base di riferimento a cui la percentuale si riferisce, non necessariamente il suo valore numerico assoluto. «9% delle vendite mondiali» indica il proprio denominatore anche se non viene fornito il volume totale delle vendite mondiali: tale volume può mancare per convertirlo in valore assoluto o per un altro test di ricostruibilità, ma la sua assenza non è un difetto di denominatore. Una percentuale senza una popolazione o base di riferimento identificabile non è un dato. Per una variazione o riduzione percentuale, il periodo o valore di confronto deve essere identificabile: «+24,5% su base annua» ha una base di confronto anche se mancano i volumi assoluti; «ridotto del 30%» senza durata, valore o periodo di riferimento non ce l’ha. Una percentuale il cui denominatore o base di confronto cambia nel corso del testo è un’equivocazione.
- C. Misura di tendenza centrale. Si tratta di media, mediana o moda? Il testo lo specifica? Quale delle tre cambierebbe la conclusione? Un’azienda con ventitré salari può mostrare contemporaneamente una media di 6.000, una mediana di 4.000 e una moda di 2.000, senza che nessuna delle tre cifre sia falsa.
- D. Tasso di base. Per ogni affermazione di rilevazione, screening, attribuzione o profilazione, viene fornita la prevalenza nella popolazione? Senza di essa, un tasso di rilevazione del 99% non dice nulla sulla probabilità che un individuo designato sia realmente interessato. L’omissione della prevalenza basta a rendere inutilizzabile un tasso di rilevazione e viene verificata sistematicamente nei testi relativi a sicurezza, salute o frode.
- E. Misurazione, stima, modello, proiezione. La cifra è misurata, stimata a partire da un campione, prodotta da un modello o proiettata nel futuro? Il testo distingue queste categorie? Una cifra modellizzata presentata come misurazione è un’affermazione non supportata, anche quando il modello è buono.
- F. Precisione mostrata. Il numero di cifre significative supera ciò che il metodo può sostenere? Una proiezione al milione più vicino su un modello decennale è falsa precisione, e la falsa precisione funziona come marcatore di serietà ai sensi di 3.K.
- G. Riproducibilità del conteggio. Per ogni affermazione quantitativa ottenuta selezionando o interrogando un corpus di documenti, una copertura mediatica o una banca dati documentaria, sono indicati la banca dati consultata, la query o il criterio di selezione utilizzato e l’unità di conteggio? Se manca uno qualsiasi di questi elementi, il conteggio non è riproducibile e non stabilisce nulla di verificabile, qualunque sia la plausibilità del risultato. Il test si applica al conteggio effettuato dal testo stesso e al conteggio che esso riporta quando lo presenta come stabilito e ne trae una propria conclusione. Non si applica al conteggio che il testo attribuisce esplicitamente alla propria fonte conservandone la modalità: nel secondo caso, ciò che viene esaminato non è il conteggio ma la sua appropriazione. Limite di dominio: G riguarda esclusivamente i conteggi documentari il cui risultato dipende dalla scelta della banca dati, della query o del criterio di selezione e dell’unità di conteggio. Non si estende a misurazioni o serie statistiche, amministrative, demografiche, scientifiche o operative ordinarie per il solo fatto che si basino su una banca dati; queste rientrano nei Test A-F e in 3.B a seconda del difetto esaminato.
5. Divieto specifico di questo allegato
L’analista non sostituisce il modello dell’autore con il proprio per correggere un calcolo. Rifà il calcolo dell’autore con i dati dell’autore.
Se i dati forniti dal testo non permettono di ricostruire il risultato indicato, la constatazione da registrare è «risultato non ricostruibile a partire dai dati forniti». È un difetto del testo, non un invito a ricalcolare diversamente. Ricalcolare con ipotesi diverse da quelle dell’autore produrrebbe una confutazione da parte dell’analista, non un esame del testo. Questa situazione rientra nella clausola «Quando gli elementi sono insufficienti» del Passo 7. Il Test A sfugge a tale clausola soltanto per ragioni di costo: né l’onere del calcolo né l’incertezza sull’ordine di grandezza lo rendono non decidibile. Può tuttavia non essere decidibile quando manca un dato minimo necessario per eseguirlo — insieme o limite di riferimento, unità conteggiata, finestra temporale o corrispondenza tra la cifra e il suo riferimento — e tale dato non è accessibile mediante una verifica ammissibile. Nomina con precisione il dato mancante. L’enumerazione non è una scusa per non cercare: un dato che il testo non fornisce ma che un semplice controllo stabilisce non manca ai sensi di questa clausola, e il test resta decidibile. Questa assenza rientra nel Test B soltanto quando si tratta realmente di un denominatore mancante o inadeguato; negli altri casi, resta un difetto di ricostruibilità del Test A e non viene riclassificata artificialmente come difetto di denominatore.
6. Restituzione
Le constatazioni di questo allegato vengono riportate in 3.B, in una sottosezione intitolata «Controllo aritmetico e statistico (Allegato 4)», e ponderate in 7.a secondo il test di sostituzione del protocollo di base, con le regole specifiche seguenti:
- una cifra probatoria la cui impossibilità è stabilita dal Test A invalida la proposizione quantitativa che pretendeva di stabilire. La sua gravità per la tesi centrale viene determinata in 7.a mediante il test di sostituzione. Poiché il §2 qualifica ora come probatoria anche una cifra di cui la conclusione potrebbe fare a meno, tale gravità non può più essere automatica senza contraddire 7.a;
- un conteggio non riproducibile ai sensi del Test G non stabilisce la sottotesi empirica che sostiene, senza per questo stabilirne la falsità. Se il conteggio è effettuato dal testo stesso, la sottotesi diventa un’affermazione quantitativa non dimostrata e non riproducibile. Se il testo riporta un conteggio esterno che aveva presentato come stabilito, non può più utilizzarlo come risultato dimostrato e deve conservarlo come affermazione riportata. L’effetto sulla tesi centrale viene determinato in 7.a mediante il test di sostituzione e non è automatico;
- la parola redibitorio è riservata alla griglia di 7.a, dove significa che il difetto invalida la tesi centrale. La constatazione invalidante della prima regola non viene trasferita in 7.a sotto tale etichetta, e la seconda regola non stabilisce alcuna invalidazione, ma soltanto assenza di dimostrazione: entrambe entrano in 7.a attraverso il test di sostituzione, che da solo ne decide il rango.
I calcoli verificati come esatti devono essere elencati in 7.b. Il controllo aritmetico non è uno strumento d’accusa: rifare un calcolo corretto e dirlo fa parte del lavoro.
7. Raccomandazione per ARGUS Light
A differenza degli Allegati 2 e 3, due dei sette test hanno costo trascurabile e rendimento elevato, i Test A e G. Sono inclusi in ARGUS Light. I Test B-F, che richiedono un esame più lungo, sono esclusi.